![]() La Camera di commercio |
Riceviamo e pubblichiamo – Si è tenuto oggi presso la sala consiliare della Camera di commercio di Viterbo l’incontro organizzato da Confcommercio Imprese per l’Italia di Viterbo in occasione della giornata di mobilitazione nazionale promossa da Rete Imprese Italia.
La manifestazione viterbese è stata una delle circa ottanta iniziative che si sono tenute in contemporanea in tutta Italia e l’apertura è stata riservata all’intervento in diretta streaming nazionale del Presidente Sangalli, impegnato a riassumere la drammatica situazione che attanaglia il sistema delle imprese, asfissiate da una eccessiva pressione fiscale, da un crollo dei consumi senza precedenti e da un difficile quanto costoso accesso al credito.
Mentre il Presidente di Viterbo Franco Boccolini era impegnato alla manifestazione regionale organizzata a Roma, il Direttore Confcommercio Mauro Barlozzini dava inizio all’incontro di livello provinciale con una relazione sul tema della fiscalità che affligge le imprese italiane con picchi di oltre il 56%, mai raggiunti prima e di certo non in procinto di una inversione di tendenza.
Intervenivano di seguito titolari di aziende provenienti dalla città, come Pierpaolo Soggiu e Vita Sozio, e dalla provincia come Franco Scarpetta da Civitacastellana ed Enrico Benedetti e Marzia Marziali da Tarquinia.
Nell’occasione si è potuto verificare, dati alla mano, che la bistrattata categoria rappresentata dalle microimprese rappresenta un pilastro irrinunciabile del Sistema Italia e che il contributo offerto per il sostentamento dell’economia nazionale non è paragonabile con nessuna altra categoria economica.
Additati troppo spesso, meno che in campagna elettorale, come una categoria di evasori fiscali, la vastissima platea delle microimprese sostiene invece tra imposte, tasse, tributi, contributi e balzelli vari l’onere più pesante tra i contribuenti in circolazione.
Per il commercio, l’artigianato ed il terziario non esistono agevolazioni fiscali di sorta, niente salvataggi ad opera dello Stato, nulla quanto a tutele sindacali, niente ammortizzatori sociali, nessuna possibilità di delocalizzare l’impresa all’estero o di sfruttare paradisi fiscali, impossibilità assoluta di occultare al fisco il proprio patrimonio perché di natura immobiliare e di certo non mobiliare.
Per contro solo obblighi, imposizioni e necessità di rispettare a livello nazionale e locale normative stringenti di carattere fiscale, valutario, previdenziale, amministrativo, urbanistico, sanitario, di ordine pubblico, di pubblica sicurezza e quant’altro.
Non bisogna quindi stupirsi se ad un certo punto la misura si colma e le aziende stremate abbassano le saracinesche.
Si tenga inoltre presente che molte di quelle ancora aperte restano in vita solo perché l’indebitamento bancario accumulato non lascia loro altre scelte ed alternative se non quella di resistere in attesa di un miglioramento che non si vede affatto all’orizzonte.
100.000 le chiusure nel 2012, ha ricordato il direttore Barlozzini, ed il dato trova piena conferma anche a livello locale dove a settembre si contava già un saldo negativo per il settore manifatturiero e terziario di ben 488 attività.
L’appello ai rappresentanti delle imprese intervenute è stato quello di prendere coscienza del proprio ruolo nella società, di risollevare il livello di autostima, di cercare una maggiore coesione tra microimprese nella consapevolezza che collaborare significa oggi più che mai continuare a competere.
Questa l’unica via d’uscita per diventare una volta per tutte protagonisti delle scelte economiche e non vittime passive delle altrui decisioni.
Associazione del Commercio Turismo Servizi e pmi della Provincia di Viterbo
