Riceviamo e pubblichiamo – Un paese, sempre più attaccato alle sue tradizioni, quello martano, che giovedì 17 gennaio, come tradizione vuole, memore di un retaggio antico proveniente dal mondo rurale contadino, ha festeggiato in pompa magna Santo Antonio Abate.
Una grande catasta di legna sin da mercoledì giorno della vigilia, era stato posto ai bordi della piazzola di fronte al Comune di Marta, ed al mattino, come si fa da secoli, la grande pira è stata accesa ed il grande falò, ha iniziato a bruciare, riscaldando tra l’altro in questa giornata fredda e rigida, le centinaia di persone assiepate intorno al grande fuoco.
Negli anni passati, era usanza bruciare nel fuoco di S. Antonio anche le vecchie barche di legno in disuso, che successivamente hanno lasciato posto alla pira di legna, fornita con generosità, da alcune persone, amanti delle tradizione.
Dopo la messa delle 11 celebrata dal parroco di Marta, il sacerdote si è recato davanti al grande falò ardente, benedicendo il fuoco ed anche tantissimi animali domestici, portati dai possessori, tra cui cani, gatti, conigli, come è usanza, in quanto, Sant’Antonio è considerato anche il protettore degli animali , tanto da essere solitamente raffigurato con accanto un maiale che reca al collo una campanella.
Ogni anno è tradizione che il sacerdote, benedice gli animali, una volta si benedivano anche le stalle, ponendoli sotto la protezione del Santo, resiste ancora però, l’usanza di prendere un tizzone benedetto dal grande fuoco, il quale una volta spento, viene portato nei casolari di campagna e legato sopra lo stipite della porta, il tutto per proteggere gli animali che vivono all’interno, una tradizione questa che si perde nella notte dei tempi.
Il 17 gennaio, ha coinciso anche con la festa del ringraziamento della Coldiretti, la quale con tanto di trattori imbandierati ha percorso le vie cittadine in questo appuntamento annuale che ha visto partecipi migliaia di persone, con molti bambini ed animali al seguito. La rappresentanza della Coldiretti, ha partecipato alla S. Messa dove, al momento dell’offertorio, come tradizione, ha portato all’altare ceste pieni di prodotti locali, vino, olio e formaggi del nostro territorio.
Il momento più culminante della giornata è stata la benedizione intorno alle 12, al grido di evviva Santo Antonio, un Santo molto amato dalla popolazione tutta, che ha riportato indietro nel tempo e nei ricordi, i più anziani del paese, i quali raccontavano sulla piazza, quanta devozione ed importanza ha legato da sempre il mondo antico contadino a questo santo patrono degli animali domestici, che un tempo, erano l’unico sostentamento per le famiglie del posto, in particolare il maiale di cui ogni famiglia ne era proprietaria, una animale questo, che veniva allevato in recinti e grotte in località, pontone vicino al lago e che molto spesso, appare vicino al Sant’Antonio Abate.
Danilo Piovani