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Sequestrata cava di tufo a Castel Sant’Elia

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La forestale in azione

La forestale in azione

La forestale in azione

– Il corpo forestale dello stato di Civita Castellana ha posto sotto sequestro preventivo una cava denunciando all’autorità giudiziaria rappresentante legale e direttore dei lavori della società operante nel Comune di Castel Sant’Elia.

Nei giorni scorsi il personale della forestale del comando della stazione di Civita Castellana ha posto sotto sequestro preventivo una cava di tufo nel Comune di Castel Sant’Elia, in esecuzione della disposizione del gip di Viterbo, con l’accusa di violazione della normativa paesaggistica e di quella idrogeologica.

Le indagini, secondo quanto riferito dagli uomini della Forestale, sono state portate avanti in collaborazione con un professionista nominato ausiliario di polizia giudiziaria.

Le misurazioni e gli accertamenti eseguiti sono stati confrontati con gli elaborati progettuali in possesso della società che gestiva l’attività estrattiva e agli atti del Comune competente per territorio.

Dal confronto, sempre secondo le forze dell’ordine, sarebbero emerse ipotesi illecite sia amministrative che penali per l’ampliamento abusivo dell’attività estrattiva in profondità e in superficie per una quantità di materiale asportato abusivamente di oltre 70mila mc.

In esito alle indagini svolte, la Procura della Repubblica di Viterbo competente per territorio ha ritenuto opportuno disporre il sequestro penale preventivo del sito estrattivo e dei relativi macchinari.

L’attività del corpo forestale nella prevenzione e repressione degli illeciti a danno del territorio e del paesaggio, oltre che nel settore dell’edilizia, si concentra perciò anche sulle attività estrattive le quali per la loro estensione e impatto visivo, possono arrecare pregiudizio ai beni paesaggistici tutelati.

Nnelle aree che per le loro caratteristiche paesaggistiche sono dichiarate di notevole interesse pubblico come in questo caso, sottolinea infine la forestale, l’eseguire lavori di qualsiasi genere comporta un’ ipotesi di delitto (prevista dal codice dei beni culturali e del paesaggio), punita con pene fino a quattro anni di reclusione.


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