![]() |
– E’ finito a giudizio per lesioni e resistenza a pubblico ufficiale. Ma per il suo avvocato la vittima è lui, il proprietario di un agriturismo di Blera, processato ieri al tribunale di Viterbo. “I carabinieri gli hanno reso la vita impossibile”, sostiene il suo difensore Antonio Maria Giaquinto.
Tutto parte da un semplice controllo, una sera di giugno del 2009. Subito dopo, l’uomo denuncia di essere stato colpito al volto da un brigadiere e un maresciallo. La posizione di quest’ultimo viene archiviata. Per l’altro, l’indagine va avanti fino al processo, fissato per la fine di gennaio.
Tempo un mese e i carabinieri lo riportano in caserma. Stavolta lui ha un registratore. “Nell’ufficio ci sono quattro militari – ha spiegato il suo avvocato ieri, in aula -. Dalla registrazione si capisce perfettamente che gli chiedono di ritirare la denuncia. Aggiungono che così lo lasceranno perdere e lavorerà senza problemi”. Ma l’imputato non torna indietro.
A ottobre viene fermato di nuovo, per guida in stato di ebbrezza. A quel punto perde il controllo e a sferra un calcio a un militare, che si costituisce parte civile al processo. Per la difesa, “quello dei carabinieri è stato un sopruso: non ha ritirato la denuncia e gliel’hanno fatta pagare”. La parte civile dissente: “Anche se fosse – dichiara l’avvocato Franco Taurchini – questo non giustificherebbe né il calcio al militare, né il tasso alcolico superiore ai limiti”.
Alla fine il giudice Rita Cialoni ha accontentato tutti: l’uomo è stato assolto dall’accusa di resistenza e condannato per lesioni a una multa di duecento euro. Prescritto il reato di guida in stato di ebbrezza.
