Riceviamo e pubblichiamo – Il “decreto Salva Italia”, con la nuova imposta denominata Tares, rischia di collassare il tessuto produttivo della città, già in forte difficoltà per la sproporzionata pressione fiscale, affermatasi ancora di più con l’applicazione della famigerata Imu.
Se il mondo politico non si è accorto di nulla o fa orecchie da mercante, a richiamare l’attenzione su questa ulteriore legnata alle piccole e medie imprese del Viterbese, ci ha pensato la segretaria della Cna di Viterbo e Civitavecchia, Luigia Melaragni che si è rivolta ai sindaci di tutta la Provincia, invitandoli a un confronto finalizzato a contenere l’importo dovuto per la Tares sull’incremento che potranno applicare le stesse amministrazioni comunali.
L’aumento a carico delle piccole e medie aziende, almeno nelle intenzioni di taluni sindaci, si potrebbe attestare nell’ordine del 30% e ciò si tradurrebbe in un vero e proprio salasso che molti artigiani e commercianti non potrebbero sostenere dopo il pagamento dell’Imu.
L’accorato appello della Melaragni non va sottovalutato perché sulla Tares sono in gioco la stessa sopravvivenza di tante piccole aziende ed imprese e, di conseguenza, parte dell’economia e dello sviluppo della città e del territorio provinciale.
Pertanto, anche il sindaco di Viterbo è chiamato a portare in consiglio la discussione sulla Tares per coinvolgere tutte le forze politiche su tale questione che, inutile ripeterlo, applicato a scatola chiusa, danneggerebbe oltremodo una categoria di lavoratori che non reggerebbe il peso di una ulteriore stangata fiscale, con tanto di ripercussioni negative sull’occupazione e sulla stessa crescita aziendale.
Roberto Talotta
Consigliere comunale Udc
