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Tratta di esseri umani, l’arrestato si difende

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Il tribunale di Viterbo

Il tribunale di Viterbo

E’ in carcere da un mese. Accusato prima di falso e ricettazione, poi di tratta di esseri umani e riduzione in schiavitù. Ma lui, cittadino 40enne della Tanzania residente a Orte, si dichiara innocente.

Il suo avvocato Luigi Mancini ha impugnato l’ordinanza con cui il gip Franca Marinelli lo ha tenuto fino a oggi a Mammagialla. Martedì discuterà davanti al tribunale del Riesame.

I fatti risalgono alla metà di dicembre.

I carabinieri fermarono una 30enne kenyota per un controllo. La donna disse di essere ospite di una coppia di conoscenti: il 40enne della Tanzania e la compagna.

I due avevano in casa un’ingente quantità di documenti falsi e fotocopiati. Arrestati tutti e tre per ricettazione e falso, hanno detto di ignorare da dove provenissero. La 30enne kenyota ha aggiunto di essere vittima di sfruttamento della prostituzione. Non da parte della coppia, ma di una sua connazionale, della quale avrebbe anche fatto il nome.

Il gip, non convinto, ha tenuto in carcere tutti e tre, ritenendo i due conviventi gli aguzzini della 30enne, che però non avrebbe parlato per paura.

Una ricostruzione che, per la difesa, fa acqua da tutte le parti e che non regge neanche sul piano procedurale: il giudice ha respinto le istante di scarcerazione dei tre perché li ha ritenuti responsabili non di falso e ricettazione, ma di tratta degli esseri umani e riduzione in schiavitù. Reati per i quali il pubblico ministero Renzo Petroselli non aveva ritenuto di procedere, né avrebbe aperto, al momento, una nuova indagine. Anche su questo si basa il ricorso al Riesame della difesa.

I giudici romani hanno già scarcerato le due donne. Ora resta solo il 40enne.


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