(g.f.) – E’ arrivato a Viterbo per ascoltare il territorio e lo ha fatto. Per oltre un’ora e mezza Nicola Zingaretti, candidato Pd alla presidenza della Regione, ha sentito le voci di responsabili d’associazioni di categoria, imprese, volontariato (fotocronaca).
Un lungo elenco di problemi, difficoltà e difficile comunicazione con la Regione che il presidente della provincia di Roma promette di cambiare. Facendo dell’ente una scatola di vetro. Non lo ha detto, ma si presuppone che si tratti di vetro infrangibile, stavolta per resistere almeno cinque anni.
E’ venuto a Viterbo, alla sala conferenze della Provincia, piena, con l’impegno a non dire bugie, non fare promesse. Infatti ha ascoltato tutti, preso appunti, ma promesse zero. A dire il vero, di Viterbo nello specifico Zingaretti non ha proprio parlato.
Arsenico? Non l’ha dato a bere alla platea. Immondizia da Roma? Argomento rifiutato. Se fosse stato un abito, il suo discorso sarebbe stato buono per tutte le occasioni. Che fosse a Viterbo, Frosinone o in un’altra provincia del Lazio, rimanendo così sul generico avrebbe comunque fatto una bella figura. Non ci sono infrastrutture adeguate, i posti letto sono pochi, mancava soltanto che dicesse non ci sono più le mezze stagioni e si stava meglio quando si stava peggio e il repertorio sarebbe stato completo.
E’ il candidato presidente della Regione e di questa si è occupato, di come la vorrà trasformare. Si ricorda di un sindaco che in un incontro poco prima alla sede Pd gli ha parlato delle terme, il cui progetto non è ancora partito per intoppi da anni in Regione.
Sono le ex Inps e chi glielo ha fatto notare non è sindaco. E’ Alvaro Ricci. Un augurio?
Lui guarda a quello che il Lazio ha e che non riesce a offrire, le bellezze naturali, paesaggistiche, storiche. Peccato che per arrivarci manchino i collegamenti. Non solo a Viterbo, ma pure a Velletri, che Zingaretti conosce meglio, essendo romano.
“La nostra – dice il candidato Pd – si chiama Regione, ma non fa quello che dovrebbe fare una Regione. Abbiamo 272 centri decisionali, ecco perché tutto si blocca. Ci dobbiamo impegnare sul turismo, la permanenza di visitatori sul nostro territorio è ridicola. Chi viene a vedere il Colosseo non sa nemmeno che a quaranta chilometri ci sono bellezze naturali e storiche e se ci vuole andare è un pazzo, visti i tempi di percorrenza”.
Guarda alla legge elettorale come uno dei primi impegni. “Via il listino – precisa Zingaretti – e introduzione dell’alternanza di genere, poi la legge sulla trasparenza. Apriremo la Regione, non devono esserci segreti”. A moderare l’incontro, il giornalista Daniele Camilli con Amedeo Piva, responsabile della stesura del programma di Zingaretti.
Arriva dalla presidenza della provincia di Roma con un curriculum sostanzioso, avendo cominciato all’età di sedici anni con l’allora sindaco Petroselli. Non punta all’elenco di cose da fare.
“Penso a un vocabolario delle cose da realizzare, dove tutti possano riconoscersi, tessere relazioni. Insieme forse ce la facciamo, da soli di sicuro no.
Nel Lazio abbiamo un pil da 172 miliardi, al livello del Portogallo, 600 mila imprese, anche se non sono state accompagnate nell’innovazione e un’alta concentrazione del sapere, con 218 laboratori, 48 enti di ricerca e 14 mila tra docenti e ricercatori”.
La sua sfida è nel rilancio, la formazione e la legalità. Tema quest’ultimo molto appropriato viste le note vicende regionali che hanno portato alla caduta dell’amministrazione di centrodestra.
Di sicuro a Zingaretti non mancherà il lavoro. Dopo avere ascoltato le voci della Tuscia non sembra essersi lasciato prendere dallo scoraggiamento.
Uno a uno gli hanno tutti fatto presente le difficoltà, dalle infrastrutture che non ci sono, ricordate da Miranda Perinelli (Cgil) al fatto, come sottolineato da Leonardo Michelini della Coldiretti, che Viterbo è un’opportunità pure per Roma.
Angelo Pieri (Cna) ha puntato il dito sui ritardi nei pagamenti che fanno morire le imprese, mentre Augusto Ciarrocchi, presidente della Flaminia, azienda del distretto civitonico ha spiegato come il vero problema oggi sia il credito all’impresa, mentre il prorettore Nascetti spera in una politica nuova in grado di prendere decisioni anche difficili.
E tutti sperano che Zingaretti abbia preso appunti.
Giuseppe Ferlicca



