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– In politica, come nella vita, c’è chi scende e c’è chi sale. Pietro Grasso, nessuna delle due. Si è spostato. Passando dalla magistratura, a candidarsi con il Pd al senato (fotocronaca – video).
“Tra chi scende e chi sale – dice Grasso – io mi sono semplicemente spostato dalla magistratura alla politica”. Il magistrato agli Almadiani per un’inziativa del Pd insieme al segretario regionale Gasbarra, quello provinciale Egidi e la capolista alla Camera nel Lazio 2 Donatella Ferrante, ha raccontato il percorso che lo ha portato a una scelta che è un nuovo inizio.
“Dopo 43 anni in magistratura – spiega Grasso – sono abituato a fare valutazioni, inquadrare problemi e trovare le soluzioni. Un approccio che voglio mantenere”. La sua è stata una scelta radicale.
“Il magistrato oltre a essere imparziale, deve anche apparirlo – continua Grasso – nessuno deve attribuirgli un colore politico, altrimenti non gli viene riconosciuto il diritto a giudicare. Ho abbandonato definitivamente la magistratura, anche se potevo rimanere fino al 2020”.
Con una carriera di tutto rispetto, da giudice al maxi processo a collaboratore di Falcone, procuratore di Palermo e dal 2005 a capo della Direzione nazionale antimafia. A far scattare la molla per un impegno diverso, ha contribuito il cavaliere.
“Berlusconi – ricorda Grasso – prima si era ritirato, poi ha deciso di tornare per riformare la giustizia e noi sappiamo quale giustizia vuole, la sua. Mi sono detto che dovevo esserci, per affermare la mia idea di giustizia, che ho coltivato in tanti anni d’impegno, fatto anche di pericoli per me e la mia famiglia.
I miei obiettivi da procuratore antimafia: sicurezza dei cittadini e legalità, sono gli stessi che mi muovono oggi. Non possiamo stare alla finestra e aspettare che altri facciano la nostra storia. Dobbiamo essere noi, partecipando e mettendoci in gioco a costruirla”.
Qualche riferimento pure a Viterbo, quindi il perché tra tanti partiti la scelta di Grasso è finita sul Pd. “Mi sento già a casa mia in un partito in cui si sente il profumo della democrazia”.
Il segretario regionale Enrico Gasbarra arriva in ritardo all’appuntamento, trattenuto da un incontro con i lavoratori della Uno Più, a rischio cassa integrazione. “Un’impresa che è un gioiello, nato da imprenditori viterbesi ricorda Gasbarra – tanto da diventare appetibile per marchi internazionali che una volta acquisita e fatta sviluppare, va a finire dentro un fondo e manda in cassa integrazione settantaquattro operai”.
Per Gasbarra, le colpe ce l’ha anche la Regione. “Che in tre anni non ha mai aperto un tavolo di crisi, per la Uno Più come per altre realtà”. E Viterbo: “Ha la maglia nera – spiega il segretario regionale Pd – da venti anni governata dal centro destra, ha il più alto tasso di disoccupazione e la provincia soffre per la mancata risposta a questo tipo di problemi”.
Il suo percorso è iniziato un anno fa alla guida del partito e oggi si è arrivati già al voto. “Grazie al vostro impegno – spiega riferendosi alla Regione – e alla loro incapacità. La nostra sfida è non fare promesse, ma alimentare il bene per la nostra comunità, intanto con le primarie abbiamo messo in moto la gente per far scegliere i loro candidati. Qui a Viterbo avete pure esagerato, facendole anche per le regionali, dove ci sono le preferenze”.
Il suo collega di Viterbo, Andrea Egidi, punta l’attenzione sulla candidatura d’alto profilo di Grasso. “Il Pd – spiega Egidi – su senso dello Stato e legalità non prende lezioni da nessuno”. Poi ricorda che quest’anno la campagna elettorale a Viterbo si chiude il 21, un giorno prima rispetto al sabato precedente al voto, perché il 22 il Pd si ritrova a Roma a Cinecittà.
All’incontro pure Donatella Ferranti che non vuole altri cinque anni passati tra leggi ad personam.
“Cinque anni fa ho accettato di candidarmi – ricorda la Ferranti – partendo da Viterbo che è la mia città, dove ho frequentato il liceo, dove vivono i miei genitori e ho formato la mia famiglia e dove ho esercitato la mia funzione di magistrato.
Oggi continuo il percorso con una consapevolezza diversa. Se la politica si allontana dalla gente è anche perché tanti provvedimenti del precedente governo miravano a tutelare le vicende legate al premier.
Come capogruppo in commissione giustizia ho contribuito a fermare leggi che avrebbero aumentato questo senso di lontananza. Ancora altri cinque anni di leggi ad personam non sono tollerabili, dopo i tagli a scuola e sanità, i servizi essenziali da rimettere in moto e le iprese che chiudono. Non credo che vogliamo vedere più un imprenditore impegnato per le sue vicende piuttosto che prestare attenzione ai cittadini”.



