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0,4 % degli occupati in meno nel Lazio

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Il segretario di Confartigianato Andrea De Simone

Il segretario di Confartigianato Andrea De Simone

Riceviamo e pubblichiamo – L’inizio del 2013 è caratterizzato dal registrarsi di numerosi segnali statistici che acuiscono le preoccupazioni sul fronte dell’economia reale e, in particolare, evidenziano come il mercato del lavoro italiano stia attraversando una delle fasi più difficili dal secondo dopoguerra del XX secolo.

Il rapporto elaborato dal centro studi Confartigianato Imprese evidenzia gli ultimi dati pubblicati dall’Istat, secondo i quali lo stock degli occupati nel nostro Paese registra una diminuzione dell’1,2% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, con una diminuzione di 278 mila unità. Il tasso di occupazione è pari al 56,4% ed è inflessione di 0,6 punti rispetto a dodici mesi prima.

Accanto al calo drammatico degli occupati persiste il trend di crescita dell’offerta di lavoro che, in assenza di domanda, amplia il totale dei disoccupati: nell’ultimo anno il numero dei soggetti che si offrono sul mercato del lavoro ha subito un incremento dello 0.8%.

Indicatore indiretto delle insicurezze che la crisi del debito sovrano ha diffuso tra i cittadini, il fenomeno dell’incremento dell’offerta di lavoro va ad affiancarsi all’accentuarsi della recensione e alla crescita della cassa integrazione, fattori che contribuisco all’aumento delle incertezze tra i cittadini e incentivano ulteriormente i soggetti inattivi nella ricerca di un lavoro.

I dati relativi al terzo trimestre del 2012 indicano un livello stazionario nel numero degli occupati rispetto all’anno precedente e, a livello regionale, il Lazio si attesta al -0,4%, contro un incremento di 1,3 punti nella dinamica di disoccupazione relativa allo stesso periodo.

La crisi dovuta alla grande recessione iniziata in Italia a partire dal 2008 ha determinato gli effetti più pesanti proprio nei settori dove è più alta la quota di occupazione nell’artigianato, evidenziando come il comparto delle imprese artigiane presenti un più alto grado di esposizione alle crisi globali.

In particolare per imprenditori e lavoratori in proprio, la successione delle due recessioni – quella del secondo trimestre del 2008 e quella del terzo trimestre del 2012 – ha determinato una decimazione con un calo di 367mila addetti vicino a un decimo (-9,2%) dell’occupazione di metà 2008. L’artigianato, come detto, è più presente in settori maggiormente esposti alla crisi, ovvero quello delle Costruzioni e Manifatturiero, con effetti evidenti anche sulla struttura imprenditoriale: nel periodo che va dal 2007 al 2012, infatti, il numero delle imprese artigiane registrate ha subito inflessione del -3,7%.

Il panorama descritto vede tra i più penalizzati i giovani: a fronte di una crescita del 20,5% degli occupati over55, i giovani occupati sotto i 35 anni crollano del 19,8%: rispetto al 2008, oggi 1 giovane su 5 non è più occupato. Al calo del segmento più giovane del mercato vanno uniti altri fattori quali l’aumento delle assunzioni a tempo parziale (11,8%); il rischio di un aumento consistente del lavoro irregolare; l’incremento esponenziale della pressione sugli ammortizzatori sociali, con un aumento del 90,3% della spesa pubblica dal 2008 ad oggi.

In ultimo va sottolineata anche la crescita del costo del lavoro per unità di lavoro, che al terzo trimestre del 2012 si attesta al +1,7%, con conseguente perdita della competitività. I settori maggiormente colpiti da questo dato sono, ancora una volta, quello manifatturiero (+1,6%) e quello delle costruzioni (+1,2%).

“In un contesto particolarmente critico, come questo – ha commentato Andrea De Simone, Direttore di Confartigianato Imprese Viterbo – la pietra miliare del recupero dell’economia italiana è rappresentata dalla capacità di generare lavoro delle imprese, dal coraggio degli imprenditori di creare, vendere, investire e ampliare la domanda di lavoro.

Le drammatiche cifre sul calo di occupati sono il risultato della debolezza del nostro mercato del lavoro penalizzato da tanti vicoli burocratici, dal cuneo fiscale troppo elevato e dalla distanza tra scuola e mondo del lavoro. Le recenti misure introdotte dalla legge Fornero non fanno che comprimere ancora di più le opportunità occupazionali”.

Confartigianato Viterbo


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