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E’ il momento di uscire dal berlusconismo

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Luciano Dottarelli

Riceviamo e pubblichiamo – Le elezioni appena concluse consegnano una grande responsabilità a Pierluigi Bersani che, nella gara ingaggiata con Berlusconi a perdere voti a favore del Movimento 5 stelle, si ferma ad un -8% alla Camera e ad un -7,4% al Senato rispetto al dato del 2008, realizzando un faticoso sorpasso in retromarcia e ottenendo una risicata maggioranza.

Un risultato decisamente insoddisfacente in una fase che si annunciava, e per tanti versi si è confermata, di irreversibile declino del berlusconismo.

Un declino che la tenacia indomabile e la disperata spregiudicatezza del leader eponimo ha solo parzialmente arginato, ma non allontanato dall’orizzonte politico. Non dovremmo infatti mai perdere di vista un dato di fatto eclatante: Berlusconi, rispetto alla vera resurrezione politica del 2008, oggi perde il 17,7% alla Camera e il 16,6% al Senato, circa 7 milioni di voti in cinque anni.

Se di qualcosa può dunque legittimamente compiacersi Berlusconi è che il suo “scalpo” non l’ha avuto l’odiata sinistra.

La responsabilità che ora tocca a Bersani non è solo quella di far fronte ad una situazione incerta e difficile dal punto di vista economico e finanziario, con le borse che riprendono a bruciare ricchezza, per quanto virtuale, e lo spread che non smette di dare prova della propria esistenza semplicemente crescendo.

Gli stessi indicatori, che ieri sembravano aver accolto positivamente la netta vittoria del centrosinistra e l’archiviazione definitiva del berlusconismo annunciata dagli instant poll, ora tornano a far fibrillare l’Italia e a richiamarci alla dura realtà di una debolezza economica strutturale che le politiche di mero rigore non hanno neanche scalfito.

Può certamente essere vano, anche per chi come me, l’ha sostenuto in tempi non sospetti, rimarcare l’inopportunità (economica, prima che politica; per l’Italia, prima che per il partito democratico) di aver voluto evitare a tutti i costi le elezioni alla fine del 2011, accettando di sostenere il cosiddetto “governo tecnico”.

Oggi però il leader del centrosinistra non può più rinviare un’altra responsabilità e un altro compito che ha di fronte a sé: proprio adesso che Berlusconi ha ottenuto l’onore delle armi, va fatto di tutto per archiviare definitivamente il berlusconismo.

Per far questo si deve cambiare l’impianto politico-culturale che ha dominato questi venti anni, attrezzandosi prima di tutto per resistere alle sirene del Cavaliere, che hanno nuovamente iniziato a cantare.

Ristabilire un’etica dell’impegno pubblico che valorizzi onestà e competenza, ridurre i privilegi e le impunità della classe politica, garantire la partecipazione e la trasparenza azzerando i conflitti di interesse e le rendite di posizione, cancellare una legge elettorale che mortifica la sovranità popolare: sono impegni altrettanto urgenti e prerequisiti essenziali per affrontare con efficacia e credibilità le stesse emergenze economiche.

L’incombenza di attuare questo “programma minimo” di uscita dall’età berlusconiana non è però faccenda che possa riguardare il solo centrosinistra.

Questa responsabilità non può non interrogare in primo luogo lo stesso Movimento 5 stelle e tutti coloro che hanno detto di avere a cuore l’apertura di un’autentica nuova fase nella vita politica e sociale dell’Italia.

Luciano Dottarelli


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