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“La Tuscia deve trovare il suo ruolo nel Lazio”

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Francesco Serra

Riceviamo e pubblichiamo l’intervento di Francesco Serra all’incontro pubblico del 14 febbraio “Adesso l’Italia!” – Siamo qui a sostenere un cambiamento oltre che al governo del paese anche alla Regione Lazio, con Zingaretti.

Per esperienza professionale quotidiana e per l’impegno amministrativo di oggi – e mi auguro di domani ancor più – la sanità è chiaramente al primo posto.

Le condizioni in questa Regione sono note: un servizio che per efficienza ed efficacia presenta numerose e gravi criticità.

1 – è dimostrato, penso ad esperienze regionali come la Toscana, che a una spesa pro capite inferiore gli standard qualitativi sono per larga parte migliori, nelle prestazioni di medicina territoriale, in quella ospedaliera, nella rete di prevenzione.

Noi non dobbiamo scontare quindi alcun peccato originale: è possibile concretamente fare anche nel Lazio di più e meglio, se non eguagliare, avvicinarci a quelle realtà.

2 – In questa prospettiva è necessaria una riorganizzazione vera delle risorse investite tra sanità privata e pubblica, tra Roma e le province e segnatamente la nostra, tra ospedali e rete integrata territoriale, tra prevenzione e cura, recuperando le giuste proporzioni per il pubblico, la prevenzione, le province, le reti.

Chiaramente, senza difendere sempre tutto ma scegliendo come è giusto e doveroso che faccia la politica.

3 – Chiudendo davvero, con pratiche di premialità politica, anche quelle che ci hanno riguardato o che potrebbero riguardarci, come ha promesso Zingaretti.

Ho ascoltato Zingaretti in un incontro. Ha parlato di quattro pilastri nella sanità regionale. Mi fermo al primo ed attuarlo già sarebbe un successo.

Il primo è: legalità, trasparenza e merito nelle scelte nei ruoli strategici gestionali e sanitari (ovvero direttori generali e primari). Su questo non si bara, perché non è possibile nasconderlo con arzigogoli. Se qualcuno pensa di acquisire credito agitandosi con protagonismi improvvisi e tardivi, ma anche solo rinnovati, il Pd e i suoi uomini dicano che non c’è spazio, che se ci sono queste velleità sono pie illusioni.

Penso che mettere le carte in chiaro da subito sia la miglior cosa. Merito e capacità saranno gli unici criteri. Anche perché è la premessa per poter fare veramente le scelte giuste e necessarie, non piegando aziende, dipartimenti, reparti, e financo corsie alla logica delle caselle convenienti.

Per la Regione poi vorrei sottolineare un altro tema.

Siamo impegnati con Zingaretti per dargli l’opportunità del governo e per fare in modo che questa volta questa provincia dia il suo contributo maggioritario.

Ci sono tutte le condizioni affinché ciò avvenga; perché la Polverini ha fallito ma anche perché gli uomini e le donne di questo territorio che il centrodestra ha associato al governo della regione hanno dato il loro personale e particolare contributo a questa prova disastrosa.

Abbiamo quindi ragioni supplementari per impegnarci ancora di più.

Ma la questione più importante è  quella di come, a distanza di 40 anni dalla sua costituzione, dopo il dibattito sulla riduzione/abolizione delle province, dopo la costituzione di Roma capitale, questa provincia, la Tuscia trova il suo spazio e il suo ruolo.

E non possiamo affidarla solo affidarla alle capacità, all’impegno, all’autorevolezza dei consiglieri che esprimeremo.

Sappiamo già che daranno il massimo. Ma non basta e non sarebbe nemmeno giusto caricarli di questo onere. O come comunità, come partito, ripensiamo al modo del rapporto con Roma e della regione come istituzione, o non se ne esce.

E’ una questione annosa e complicata ma deve essere questo partito, interpretato come partito dell’innovazione politica, ad assumere e guidare questo processo di elaborazione politica prima e di riassetto istituzionale poi. E’ il cuore delle nostre rivendicazioni storiche, di superamento della marginalità di questa terra.

O questo partito e questo presidente su questo tema riesce a dare una risposta politica alta oppure siamo destinati ad essere ancora la provincia lontana e daremo la solita rappresentazione cinematografica, da commedia all’italiana, del paese contrapposto alla città, dell’arretratezza contrapposto alla modernità.

Francesco Serra
Consigliere comunale Pd


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