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Maxi inchiesta Asl, se ne parla tra un mese

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Aloisio in procura

Giuseppe Maria Aloisio

Ferdinando Selvaggini

Ferdinando Selvaggini

Roberto Angelucci

Roberto Angelucci

Fabio Angelucci

Fabio Angelucci

– E’ spostata al 22 marzo l’udienza preliminare per la maxi inchiesta Asl.

L’indagine sull’appaltopoli all’ombra della Cittadella della salute non decolla ancora in tribunale.

Ieri, il secondo rinvio consecutivo, dovuto alle incombenze elettorali. A gennaio, invece, l’udienza era saltata per qualche notifica errata. Incidente che potrebbe ripetersi ancora: gli indagati sono una trentina, tra persone e società. Nell’elenco, gli ex direttori generali della Asl viterbese, Giuseppe Aloisio e Adolfo Pipino, il direttore del Ced Ferdinando Selvaggini e gli imprenditori Roberto e Fabio Angelucci.

Due i filoni dell’inchiesta. Uno riguarda i presunti appalti milionari truccati, affidati dalla Asl, secondo l’accusa, in cambio di consenso politico e assunzioni di personale gradito ad Aloisio. L’altro è quello delle tangenti, la maggior parte delle quali, per i pm viterbesi, sarebbero state intascate da Selvaggini. L’ex direttore del Ced si sarebbe prodigato per l’affidamento di servizi e forniture dalla Asl a presunte “aziende amiche”, tra le quali la Isa di Alfredo Moscaroli, ex presidente del cda e anche lui indagato.

Quaranta faldoni di atti in tre anni di indagini, coordinate da un pool di tre magistrati viterbesi: Fabrizio Tucci, Stefano D’Arma e Laura Centofanti. La procura ha già fatto sapere di voler chiedere il rinvio a giudizio, se non per tutti, almeno per la stragrande maggioranza degli indagati.

Le difese sono pronte a smontare l’impianto accusatorio. Hanno una mole sterminata di eccezioni da presentare: sulle intercettazioni, sulle proroghe delle indagini, sui capi di imputazione. Le avanzeranno alla prossima udienza. Salvo ulteriori intoppi e rinvii.

 


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