![]() Il Comune di Montalto di Castro |
Riceviamo e pubblichiamo – La giornata della memoria è un viaggio nella memoria. Per tutti. Per le generazioni anagraficamente distanti da quei fatti lo è ancora di più. Viaggio nel passato con testimonianze scritte e video. Viaggio nel presente con domande critiche, alcune delle quali senza risposta. Viaggio immaginario nel futuro, con auspici e timori. Viaggio nella coscienza di tutti, inevitabilmente.
Al teatro Lea Padovani si sono incontrati gli studenti e gli insegnanti di Montalto di Castro e Pescia Romana provenienti dalla secondaria di primo grado, l’istituto alberghiero, il sindaco Caci, il prefetto Scolamiero, alcuni rappresentanti dell’Arma dei carabinieri e della marina militare. È stato un bel momento per vivere la storia attraverso la partecipazione.
Vedete, ci sono diversi modi per raccontarla, la storia: il manuale scolastico, il saggio di approfondimento, la letteratura, l’arte, il cinema, anche la televisione. E a volte si ha l’impressione che tutti questi filoni di approfondimento corrano incontro a chi vuole ricordare, a chi vuole richiamare la memoria sul passato, per fornirgli un supplemento di parole per raccontare.
La Shoah ci chiede una selezione delle parole che vogliamo usare, onde evitare di cadere nell’ordinario, nel ricorrente, che diventa rituale vissuto con superficialità. Il senso di questi incontri sta nella ricerca delle parole giuste per essere noi memoria presente e attiva di quell’orrore, parole che si staccano dai libri e riprendono vigore, se possibile, nei nostri pensieri, nel nostro giudizio.
Per non girarci dall’altra parte se assistiamo a certi atti, se ascoltiamo certi insulti, se riconosciamo il pregiudizio che si annida nell’ignoranza. In una parola: se ci sforziamo di non essere indifferenti.
Quel giorno in molti hanno parlato: le autorità, gli insegnanti, ma soprattutto i giovani, tanti giovani, così tanti da riempire il teatro. Ragazzi che hanno voluto dire un pensiero cercando nei libri le parole giuste, prendendole a prestito dalla letteratura o inventandole, aiutandosi con le immagini, con la musica, immedesimandosi nell’orrore; scrivendo una lettera immaginaria a un deportato, fingendo di essere un deportato e scrivendo a chi è ancora libero, capendo comunque il privilegio di poter guardare a ciò che è stato da lontano, e proprio per questo comprendendo di non poter rimanere indifferente.
I tanti ragazzi e ragazze hanno comunque cercato di vincere la paura del palcoscenico, del microfono e delle luci che ti espongono in prima fila. Non hanno ricordato solo la storia nei fatti e nei numeri, sono stati la memoria adesso di quelle vicende, voci incerte e spavalde allo stesso tempo, la semplicità, la sensibilità e la spontaneità di un adolescente combinate con i diversi volti della Storia, anche quelli tremendi, come in questo caso.
Una lezione per tutti, soprattutto per quegli adulti tra noi che pensano alla storia come un bagaglio di reminiscenze un po’ impolverato chiuso nel vecchio, caro manuale scolastico del tempo che fu.
Grazia Olimpieri
Dirigente scolastico
