Riceviamo e pubblichiamo – Forse non si sono messi d’accordo, però l’uscita in contemporanea di Giulio Marini e Ugo Sposetti sull’aeroporto è il segno evidente di una consonanza “culturale” tra governo e opposizione.
Il primo “fa causa” allo stato perché a Roma non serve più il secondo scalo low cost; il secondo continua ad assicurare che l’aeroporto non è morto.
È tristissimo dirlo ma siamo al mercato delle promesse futili, della politica declinata come vuoti annunci senza contenuti, senza programmazione, senza razionalità. “Venite gente, accorrete”.
Il secondo aeroporto di Roma sarebbe stato per Viterbo e la Tuscia sia una grande occasione sia un grande problema: un’occasione economica sicuramente, perché è indubbio che uno scalo porta ricchezza; un grande problema anche, perché senza le opportune decisioni e contromisure è evidente il rischio di trasformare Viterbo al meglio in una città di passaggio, al peggio in una città dormitorio.
Ogni decisione è complessa, ogni decisione porta male e bene, ombre e luci.
Invece, tutti, estasiati e incantati, hanno parlato dell’aeroporto come l’unica speranza di crescita per la città. O l’aeroporto o niente. Lo hanno venduto (elettoralmente) come se fosse una certezza. E adesso insistono.
Anche quando è evidente che il drastico calo di passeggeri che transitano annualmente a Fiumicino ha portato a nuove decisioni.
Ragazzini viziati, si arrabbiano di fronte all’evidenza: Roma, almeno per ora, non ha più bisogno di un secondo aeroporto.
Rilanciando sullo scalo il duo Marini-Sposetti chiede l’elemosina a Roma perché non sa come cambiare Viterbo, consegna alla Capitale il destino della città come se Viterbo non avesse le risorse, le bellezze, il patrimonio per farcela da sola. L’importante è non continuare a ragionare come se il nostro destino dipendesse da altri.
Combattiamo per obiettivi fattibili e credibili: la trasversale in primo luogo, pochi chilometri che porteranno Viterbo al centro del mondo… porto di Civitavecchia, interporto di Orte, aeroporto di Fiumicino.
Voliamo basso per prendere il volo da soli: l’unica speranza di crescita di Viterbo è Viterbo stessa.
È la sua storia, la sua cultura, le sue mura, i suoi agricoltori, i suoi palazzi, i suoi paesaggi, i suoi laghi, le sue feste, i suoi artigiani, i suoi uliveti, le sue vigne, i suoi casali, le sue eccezionalità, i suoi vicoli, i suoi imprenditori, le sue terme, i suoi monti, i suoi boschi… La sua centralità geografica, anche. Viterbo, in realtà, ha già tutto quel che serve, con o senza aeroporto. Adesso tocca ai viterbesi iniziare a volare…e a farlo da soli, con le proprie forze.
Filippo Rossi (Viva Viterbo)
