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Voglio vedere cambiare la città…

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Alfonso Antoniozzi

Alfonso Antoniozzi e Filippo Rossi

Alfonso Antoniozzi e Filippo Rossi

Alfonso Antoniozzi e Filippo Rossi

– Botta e risposta, e… democrazia partecipata. Protagonisti Alfonso Antoniozzi, assessore in pectore del movimento Viva Viterbo in vista delle prossime elezioni comunali, e il pubblico che ieri si è dato appuntamento alla Libreria del teatro per discutere di Viterbo e politiche culturali.

Con il maestro Antoniozzi, Filippo Rossi e Maria Rita De Alexandris, rispettivamente fondatore e coordinatrice di Viva Viterbo. Tra il pubblico anche l’avvocato Guglielmo Ascenzi, Chiara Frontini, presidente dell’associazione Viterbo 2020, Umberto Cinalli di Sel, Giacomo Barelli, responsabile provinciale di Italia Futura e candidato alla camera dei deputati per la Lista scelta civica con Mario Monti, e Carlo Mezzetti, militante di centrosinistra che il 13 febbraio alle 18, sempre alla Libreria del teatro, sarà protagonista con Enrico Moreschini dell’iniziativa “Un’altra idea di Viterbo. Dialogo con Filippo Rossi, ideatore ed organizzatore di Caffeina”.

“Il mio sogno – ha detto Antoniozzi – è vedere la città che cambia. Vogliamo una gestione partecipata della città di Viterbo. Non dobbiamo più dire ‘ci deve pensare il comune’, ma cominciare a dire con forza ‘il comune siamo noi’. Compito dell’assessore alla cultura è quello di coordinare il lavoro di tutti, assieme a tutte le forze presenti sul territorio. Con un solo obiettivo: investire sulla cultura”.

“Possiamo cambiare la città – ha poi aggiunto Rossi – solo dandoci un programma e un metodo di lavoro precisi. E lo possiamo fare solo attraverso un’amministrazione partecipata. La nostra città deve vivere di mille stimoli culturali, ognuno con la propria autonomia e la propria identità”.

Un Antoniozzi a tutto tondo ha tenuto banco per più di due ore. Di fronte a lui un pubblico attento e partecipe. Insieme hanno costruito quelli che saranno probabilmente i punti del programma culturale di Viva Viterbo. Dal centro storico al cinema, dal teatro agli eventi culturali: partecipazione e innovazione il filo conduttore.

“Organizzare un evento – ha sottolineato Antoniozzi – significa innanzitutto mettere in sinergia le istituzioni, il territorio e le realtà che ne fanno parte. Significa creare pubblico, attenzione, network di conoscenze e gioco di squadra in vista di un risultato finale. Questo è costruire un evento. È formare le generazioni future, insegnargli che non siamo soli e che la cultura è anche quella che ti fa crescere divertendoti”.

Si è parlato anche di spazi culturali e teatro dell’Unione. “Per quanto riguarda i primi, faremo subito un censimento degli spazi pubblici comunali inutilizzati da destinare alle associazioni culturali o a cordate di associazioni che poi gestiranno gli spazi direttamente”, ha spiegato Antoniozzi. Per il teatro, le soluzioni sono invece tre: “La prima – la più facile da realizzare – è dar vita a una fondazione di diritto privato che si occupi di tutto. Una fondazione dove ci sia anche la partecipazione del comune. La seconda – la più articolata – tentare un’autogestione con tutte le realtà che fanno teatro. La terza – ha spiegato infine Antoniozzi – mettere in piedi un grande centro di formazione attingendo ai fondi dell’Unione europea per creare una scuola di scenografia, scenotecnica e sartoria radicata sul territorio. E questa è la soluzione più bella”.

Ultimo punto, la trasparenza nella gestione amministrativa dei fondi pubblici. “Sul sito del comune – ha concluso Antoniozzi – pubblicheremo i bandi della cultura almeno con otto mesi di anticipo rispetto all’esecutività del progetto. Informando i cittadini su chi li ha vinti, perché li ha vinti, la cifra erogata, e quali siano stati i programmi presentati e perché se ne sia scelto uno piuttosto che un altro”.


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