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“Avanti un passo”, di scena il risorgimento degli antieroi

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Riceviamo e pubblichiamo – Novembre 1867. A Caprarola, nel cuore di una Tuscia ridotta ad estremo avamposto dello Stato Pontificio in decomposizione, incalzato dalle incursioni garibaldine all’esterno e da crescenti focolai di dissenso all’interno, sotto lo sguardo di uno scrittore francese cosmopolita, si incrociano le storie di ex camicie rosse, briganti, disertori e rampolli dell’alta nobiltà capitolina. Nei giorni successivi alla battaglia di Mentana, segnata dalla vittoria delle truppe franco-pontificie sui volontari di Garibaldi, il povero ostello gestito da Aroldo Pacenza detto Rosolino assieme alla sorella Annarella, si trasforma nel palcoscenico di una vicenda in cui la lotta per un ideale che sembra giunto al capolinea si sovrappone a quella per sbarcare il lunario.

Mentre il paese è spazzato da una bufera di neve, nella locanda trovano rifugio Casimiro, pastore del luogo con un passato da garibaldino, Eustachio, esponente dell’aristocrazia nera accompagnato da una misteriosa dama, Sante, zuavo pontificio che per disertare si è finto morto in battaglia, e Domenico, suo rivale in amore e capo dei briganti che assediano il locale. Lo scontro tra opposte visioni della vita e di un Italia ancora da fare è inevitabile, ma l’involontario eroismo di Aroldo e Casimiro, con il supporto decisivo di Monsieur Davy, finisce per scongiurare il dramma, legando, sulle note de “I vespri siciliani”, il destino dei sommersi a quello dei salvati.

“Quelli del martedì” mettono in scena un’opera dove la storia con la s maiuscola irrompe e tracima in un contesto apparentemente immutabile, scandito dal rintocco della campane che chiamano alla messa in onore del Papa Re. Nulla è affidato al caso: una rigorosa ricostruzione storica, basata sui documenti originali ritrovati negli archivi comunali, mette sotto la lente d’ingrandimento avvenimenti sepolti per troppo tempo sotto il velo dell’oblio. Così nei dialoghi, in un crescendo avvincente, riaffiorano i nomi dei caprolatti che appoggiarono la causa di Garibaldi sostituendo, per pochi giorni, il vessillo pontificio con il tricolore, ma anche quelli ben più terribili dei briganti che imperversavano dai monti Cimini fino ai confini meridionali della Maremma.

Lontano da ogni retorica risorgimentale, “Avanti un passo” si muove tra le pieghe dell’Italia profonda, allora poco più che un’espressione geografica. Eroi come Rosolino Pilo si rincorrono febbrilmente nei discorsi dei personaggi, ma sembrano distanti anni luce dalla narrazione, come seminascosti in un cono d’ombra. Lo sguardo si concentra laddove emerge la vita vissuta: nel dialetto come lingua squisitamente popolare, nelle ricette di una cucina che ha resistito al tempo, negli odori di una campagna spazzata dal vento invernale.

Le musiche di Giuseppe Verdi, selezionate dal maestro Augusto Loppi, si alternano all’inno dei briganti sullo sfondo di una realtà decisamente più magmatica di quanto riportato da una storiografia ufficiale che non ha mai tenuto conto delle illusioni perdute. Ed è proprio nel momento esatto in cui Aroldo torna ad indossare la camicia rossa, che lo spettatore immagina il potente di turno elucubrare sulla necessità di un cambiamento finalizzato a rendere il quadro immutabile, come in un eterno refrain.

In scena presso il Teatro Scuderie Farnese di Caprarola. Ultimi posti disponibili per giovedì 21 marzo alle ore 21.00. Per informazioni e prenotazioni: 333.7271075 – 338.6003567

Valerio Refat


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