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Rifiuti nella cava, parte il processo

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Il sostituto procuratore Stefano D’Arma

(s.m.) – Si è aperto ieri mattina il processo per i rifiuti interrati in una cava di Graffignano.

Traffico illecito di rifiuti l’accusa che pende sui sei imputati: un ingegnere, due dipendenti e tre fratelli imprenditori, proprietari di una ditta specializzata nel trattamento di rifiuti non pericolosi. Parti civili Legambiente, Provincia di Viterbo e Comune di Graffignano.

Secondo l’accusa, gli imputati avrebbero interrato più di 3mila tonnellate di fanghi e scarti da demolizione in una cava in località Pascolaro. Fatti avvenuti tra il 2006 e il 2007.

Dalle indagini della procura di Viterbo, coordinate dal pm Stefano D’Arma, sarebbe risultato che i camion dei rifiuti, anziché dirigersi alla discarica di Alviano (Terni), andavano a Graffignano. In questo modo, i rifiuti sarebbero stati smaltiti illecitamente nella cava, con un risparmio di circa 95mila euro.

All’udienza di ieri mattina, il giudice Italo Ernesto Centaro ha respinto tutte le eccezioni della difesa, compresa quella con cui si richiedeva l’azzeramento delle intercettazioni.

Il giudice ha anche dato un taglio alle corpose liste testimoni dei difensori. Uno dei legali ne aveva citati addirittura 300. Alla fine, si è deciso che ogni parte potrà chiamare un massimo di dieci persone a deporre in aula. Anche perché la prescrizione incombe: se i fatti risalgono a un periodo a cavallo tra il 2006 e il 2007, i reati saranno dichiarati prescritti nel 2014.

L’ennesimo processo importante, in corso al tribunale di Viterbo, ha già le ore contate.


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