![]() Latera |
– Le prime notizie di Latera si hanno nel 1013, nei documenti storici dell’Abadia di San Salvatore.
Nella prima metà del 1400, fu data in vicariato ai Farnese, famiglia emergente dell’epoca la quale avrà il suo massimo splendore con il Papa Paolo III che assunto il pontificato nel 1537 concesse a suo figlio Pier Luigi l’investitura del ducato di Castro.
Con identiche formule costituiva probabilmente anche il ducato di Latera e Farnese a favore di Galeazzo figlio di Pier Bertoldo Farnese fratello del pontefice. Dopo la morte dell’ultimo duca di Latera, cardinale Girolamo Farnese nel 1668, Latera ritornò sotto il dominio dei Papi fino alla formazione dello stato unitario.
Molte sono le manifestazioni di carattere tradizionale e folcloristico la più spettacolare è quella che si fa la sera del Venerdì Santo che ricorda la crocifissione di Gesù in cui si mette in cammino la dolente processione.
Probabilmente ha origine intorno al 1600 dall’azione di un sodalizio di confratelli: quello della Confraternita della Misericordia. Parte integrante di questa commovente rievocazione sono i rarissimi canti (Christus, Stabat Mater Miserere) di forme polivocali paraliturgiche di tradizione orale custoditi gelosamente e tramandati nel tempo, unitamente alla pratica del mesto corteo, dalle Confraternite della Madonna e quella del Santissimo Sacramento.
Quei canti emozionati e belli hanno permesso al gruppo dei cantori di esibirsi nel 1985, a Venezia, al “Convegno sulla musica liturgica nella cultura mediterranea”. Altre sono le caratteristiche del tutto inusitate della Processione del Venerdì Santo di Latera e riguardano la scenografia e la coreografia del corteo.
Infatti questo si svolge al chiarore di una fioca illuminazione e con seguito consistenze di comparse. Il corteo si sonda lento tra le stradine strette che in qualche maniera, di per se stesse e con le case costruite le une a ridosso delle altre richiamano per molti elementi le cittadine ebraiche.
Quindi sembra appunto che il “popolo ebraico” accanto agli altri interpreti principali della rappresentazione drammatica: Gesù con la croce, i centurioni romani, le pie donne, i soldati romani, i sacerdoti, i ladroni e tutti gli altri che fanno parte dell’iconografia tradizionale, completi perfettamente l’ambientazione. Sono centinaia i componenti che sfilano nei costumi dell’oleografia imperiale romana e giudaica.
E tutti sia il pubblico fittamente assiepato lungo le case e negli slarghi, che gli “attori” e i comprimari, sono come avvolti da un alone di luce tremolante e spettrale, provenienti da una miriade infinita di lumi multicolori costituiti da fiaschetti di vetro rovesciati, ai quali è stato tagliato il fondo, con all’interno una candela e carte colorate aderenti all’esterno.
Essi sono portati semplicemente in mano dalla gente o sorretti a grappoli da lunghi steli con tante ramificazioni. L’epilogo della manifestazione avviene sulla sommità di una via, con la presentazione di una realistica scena incentrata sulla crocifissione della Sacra Vittima.
