![]() Il museo civico dopo il crollo del 25 maggio 2005 |
Riceviamo e pubblichiamo – Credo che qualsiasi persona che abbia un minimo di buonsenso non possa non provare grande meraviglia e incredulità nell’apprendere la proposta del signor Filippo Rossi di creare a Viterbo nientemeno che un “Museo dei conclavi” e di sostenerne la grande validità culturale e turistica, determinante per le sorti della nostra città.
Questa proposta è veramente il famoso magico coniglio tratto dal cappello che solo persone ingenue e sprovvedute possono valutare positivamente.
Viterbo è – o meglio, sarebbe – una città bellissima, alla pari delle “cento belle città” d’Italia, se solo le sue pietre, i suoi meravigliosi monumenti fossero stati conservati, tutelati, difesi e quindi valorizzati, dalle pubbliche amministrazioni. (Quanti esempi potremmo fare a sostegno di questa tesi!)
Se perciò vogliamo – dobbiamo – in questa campagna elettorale fare proposte serie, in merito ai beni culturali, non possiamo inventarci un ipotetico nuovo museo quando il museo per eccellenza, quello civico, dopo aver subito il crollo di un’ala nel 2005 e la sua totale chiusura per un periodo scandalosamente lungo è ora tornato ad essere inspiegabilmente inagibile.
Le sue porte sono dolorosamente sbarrate a visitatori, anche stranieri, scolaresche e anche a tutti noi viterbesi che ameremmo tornare a vivere o magari condividere quei momenti di alta spiritualità e bellezza che può fornirci la contemplazione di opere d’arte di ineguagliabile valore come quelli contenuti nelle sale del nostro (e sottolineo nostro) museo.
Che forse la Pietà e la Flagellazione di Sebastiano del Piombo, la Natività del Pastura, la Madonna di Andrea della Robbia, gli oli del pittore barocco viterbese Romanelli, la galleria dei ritratti dei protagonisti della vita culturale e religiosa di Viterbo nei secoli passati e tant’altro ancora, non sono parte delle nostre più profonde radici identitarie?
Per questo si ritiene che in un programma elettorale serio, non demagogico, ci si debba impegnare, a proposito di musei, a risolvere il problema della difesa, (a cominciare dalla stabilità della sua sede) e della riapertura e valorizzazione dell’attuale museo civico, bloccando anche certi progetti, più o meno segreti, relativi a un suo trasferimento o smembramento.
Ricordiamo che l’attuale edificio fu costruito insieme alla monumentale chiesa di Santa Maria della Verità come monastero dei Serviti intorno alla metà del XII sec. e si configura perciò con la chiesa e il chiostro come unitario complesso storico-museale.
Infatti i visitatori, minimamente acculturati, del museo sono anche gli stessi che visitano l’interno del tempio e in particolare la cappella Mazzatosti che contiene gli affreschi quattrocenteschi di Lorenzo da Viterbo di enorme valore sia sotto il profilo artistico, sia per essere una fedele rappresentazione dei costumi viterbesi del quattrocento.
E vogliamo ancora parlare di radici storiche da recuperare con un improbabile museo dei conclavi, quando tutte le pietre di Viterbo, dalle mura alle torri (a proposito, dove s’è nascosta la torre di San Biele, dietro quanti metri cubi di cemento?) sono nobile testimonianza di un grande passato, violentate dalle cattive amministrazioni in combutta con gli speculatori del cemento?
Non dovrebbe essere questo l’impegno primo di chi si propone di governare Viterbo, di ridare alla nostra città dignità e splendore veramente nel nome del bene comune.
Teresa Blasi
