– Daniela e Gianfranco Chiavarino patteggiano.
Gli imprenditori di Celleno, padre e figlia, trascinati nell’appaltopoli viterbese, hanno raggiunto un accordo coi pm.
Daniela Chiavarino patteggerà un anno e dieci mesi di reclusione. Il padre Gianfranco un anno e mezzo. Entrambi con la condizionale, l’istituto che prevede di non scontare la pena in carcere, purché inferiore ai due anni.
I magistrati Fabrizio Tucci e Stefano D’Arma hanno dato l’ok ieri mattina. Per i Chiavarino, i pm avevano chiesto il giudizio immediato. Ovvero: il processo subito. Senza passare per l’udienza preliminare. Stesso discorso, per gli altri nove imprenditori, amministratori e funzionari del Genio civile finiti in manette nell’inchiesta “Genio e sregolatezza”, sugli appalti truccati a Viterbo e provincia. Gli arrestati erano tredici, in realtà. Ma solo per undici è stato chiesto il processo-lampo.
I Chiavarino sono i primi a spezzare il fronte compatto del giudizio immediato. Solo pochi giorni fa, la stampa li dava come sicuri imputati al processo “Genio e sregolatezza”, fissato al 7 maggio. E invece no.
Per quella data, probabilmente, davanti ai giudici arriveranno in nove, salvo ripensamenti – sempre possibili – dell’ultim’ora. Tra i più indecisi c’è l’imprenditore Roberto Tomassetti. Gli altri sarebbero tutti orientati al giudizio immediato. Ma c’è ancora qualche giorno per pensarci.
Per i Chiavarino, le voci di patteggiamento che circolavano da settimane sono ufficiali da ieri, dopo il parere positivo dei pm. Ma non è ancora cosa fatta. Il gip dovrà fissare l’udienza e decidere.
L’indagine, scoppiata come una bomba con le due raffiche di arresti tra ottobre e novembre, ha fatto tremare i polsi all’imprenditoria viterbese. Molti dei 63 indagati sono titolari di aziende di costruzione di Viterbo e provincia. 12 milioni di euro il valore complessivo degli appalti truccati, che gli inquirenti quantificano in 26. Daniela Chiavarino, stando alle indagini, avrebbe contribuito a pilotarne dieci.
Per i pm era una tra gli imprenditori più attivi, nel presunto sistema di spartizione degli appalti. Di lei, nell’ordinanza di custodia cautelare, i sostituti procuratori scrivono che operava con “estrema spregiudicatezza”. Ma la Chiavarino è stata anche la prima a sottoporsi a un interrogatorio fiume con magistrati. L’unica a rispondere per sei ore alle loro domande. Appalto per appalto.
Il padre l’ha seguita poco dopo. Anche lui ha scelto la linea della collaborazione. E anche lui è stato scarcerato dopo un lungo colloquio in procura.
Ora, arriva il patteggiamento per entrambi. L’ultimo, identico passo su una strada che padre e figlia hanno percorso insieme dall’inizio. E insieme, allo stesso modo, hanno deciso di chiudere.
Stefania Moretti
