(s.m.) – Nuova richiesta di patteggiamento nell’inchiesta Genio e sregolatezza.
E’ di Roberto Tommasetti, imprenditore viterbese titolare della Gemma Srl, tra i tredici finiti in manette nei due blitz della forestale di ottobre e novembre.
Come gli altri undici, Tomassetti è accusato di corruzione, turbativa d’asta e rivelazione di segreti d’ufficio, in relazione alla lunga serie di appalti che i magistrati viterbesi ritengono truccati.
L’istanza di patteggiamento è stata avanzata giorni fa dall’avvocato Roberto Massatani al gip Franca Marinelli. La pena su cui accusa e difesa potrebbero accordarsi è di un anno e dieci mesi. La stessa concordata tra i pm e Daniela Chiavarino, l’imprenditrice finita anche lei nel terremoto giudiziario di appaltopoli insieme al padre Gianfranco.
Finora i Chiavarino erano gli unici a voler patteggiare. Ai due imprenditori di Celleno si aggiunge, ora, Tomassetti, sulla cui richiesta i pm Stefano D’Arma e Fabrizio Tucci esprimeranno parere nei prossimi giorni.
Per gli inquirenti, le figure di Tomassetti e Daniela Chiavarino sono praticamente sovrapponibili. I magistrati riconoscono loro un ruolo pressoché identico di “propulsori, ideatori e organizzatori” del sistema di spartizione degli appalti. Dello stesso parere, il gip Franca Marinelli, che nella seconda ordinanza di custodia cautelare, raccoglie in un unico paragrafo le posizioni di Tomassetti e della Chiavarino.
Per il gip rivestono una “posizione di preminenza, rispetto agli altri imprenditori” e stupiscono sia per la “facilità con la quale portano a compimento singole turbative”, sia per l'”estrema spregiudicatezza”. Doti che, secondo gip e pm, li accomunano.
Il patteggiamento consentirà ai Chiavarino come a Tomassetti di saltare a pie’ pari il processo del 7 maggio. Dei 13 iniziali, i magistrati hanno chiesto per 11 il giudizio immediato, vale a dire, il processo subito senza udienza preliminare.
Tolti i Chiavarino e Tomassetti, a giudizio andranno in otto. Salvo ripensamenti last minute che, però, a questo punto, sarebbero fuori tempo massimo. Se tutti restano dell’opinione iniziale, tra i futuri imputati, ci saranno il sindaco di Graffignano Adriano Santori e l’assessore comunale Luciano Cardoni, gli imprenditori Luca Amedeo Girotti, Fabrizio Giraldo, Giuliano Bilancini, Angelo Anselmi e naturalmente i funzionari del Genio civile Roberto Lanzi e Gabriela Annesi, che danno il nome all’inchiesta.
Per loro, a breve, potrebbe iniziare il procedimento disciplinare. Un primo colloquio in Regione c’è già stato la scorsa settimana. Lanzi e Annesi dovranno tornare dai loro dirigenti tra quindici giorni per sapere che fine farà il loro impiego all’ente di via Marconi.
Il procedimento disciplinare potrà essere sospeso in attesa di quello penale oppure andrà avanti. In tal caso, la decisione arriverebbe sicuramente molto prima di quella dei giudici.
