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Bimbo di cinque anni massacrato, assolta la madre

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Il tribunale di Viterbo

Il tribunale di Viterbo

Assolta perché il fatto non sussiste.

Si è concluso così il processo a V.U.A., la cinquantenne nigeriana accusata del tentato omicidio del suo bimbo di cinque anni.

La sentenza è arrivata nella tarda mattinata di oggi, dopo il processo con rito abbreviato.

Il pm Renzo Petroselli aveva chiesto la condanna a otto anni, alleggerendo l’accusa da tentato omicidio a lesioni gravissime. Opposta la conclusione della difesa: gli avvocati Alessandra Zena e Fabio Federico, da sempre convinti dell’innocenza della donna, hanno chiesto l’assoluzione per non aver commesso il fatto. In aula, anche Cynthia De Conciliis, curatore speciale del piccolo, che ha chiesto un risarcimento danni a titolo di parte civile.

I fatti risalgono al 2 febbraio 2010. La donna percorreva la Tuscanese a bordo della sua auto, con il figlio adottivo di cinque anni. Il piccolo le ha chiesto di poter scendere per fare pipì. Pochi minuti dopo, una pattuglia della polizia che si era ritrovata a passare in zona, ha trovato il bimbo a terra col volto tumefatto. Perdeva sangue da una profonda ferita alla nuca.

Le manette ai polsi della donna scattarono immediatamente. Tentato omicidio volontario aggravato, l’accusa. Decisiva la testimonianza del bimbo, originario del Burkina Faso, che aveva detto all’interprete di essere stato picchiato dalla mamma dopo una marachella, mimando l’accaduto su un orsacchiotto.

Per dieci mesi la signora restò in carcere a Rebibbia. Ma più elementi, durante le indagini, contribuirono a sovvertire il quadro accusatorio. Le ferite riportate dal piccolo, secondo il perito del gip Vittorio Fineschi, erano perfettamente compatibili con un incidente d’auto. In più, il sangue del bambino fu trovato sulla macchina di un passante, un dipendente della Provincia di Viterbo, che si era fermato a soccorrere madre e figlio. Dati che non sono sfuggiti al gup Francesco Rigato.

Entro un mese le motivazioni della sentenza.


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