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Buca l’utero a una paziente, ginecologa a giudizio

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L'ospedale di Belcolle

L’ospedale di Belcolle

(s.m.) – Doveva fare un raschiamento, dopo un aborto spontaneo. Si è ritrovata con l’utero perforato e ottanta centimetri di intestino in meno.

A giudizio, con l’accusa di lesioni gravissime, è finita la ginecologa dell’ospedale Belcolle che eseguì il raschiamento. Parte offesa, la paziente, che paga ancora le conseguenze di quello che, per la procura, fu un evidente errore medico.

L’incidente risale al 2008. La donna, originaria del Viterbese, va a Belcolle per il raschiamento. E’ un intervento semplice. Più semplice delle tonsille, che richiedono almeno una notte di osservazione. In questo caso bastava un day hospital. Ma qualcosa va storto.

La sonda di Hegar, il ferro chirurgico usato per l’intervento, penetra troppo in profondità, fino a bucare l’utero. Una porzione di intestino finisce all’interno. Il day hospital si trasforma in un ricovero di due giorni. E all’intervento di routine del raschiamento, segue l’operazione per estrarre il pezzo di intestino. Il rischio era che andasse in cancrena, con grave pericolo per la signora che, comunque, risente ancora pesantemente di quella lesione.

E’ perennemente a dieta. Non può bere alcolici e caffè, né sollevare pesi. Persino prendere in braccio suo figlio è sconsigliato nelle sue condizioni. La prima gravidanza è stata problematica e adesso ha difficoltà a concepire.

La donna chiede centinaia di migliaia di euro di danni al processo civile. Quello penale, a carico della ginecologa, è arrivato alle battute finali. Ieri mattina, il perito nominato dal giudice Rita Cialoni ha risposto per oltre due ore alle domande del pm Franco Pacifici e degli avvocati di medico e paziente. Alla prossima udienza, parleranno i consulenti di parte, nominati dai legali per stendere anche loro una relazione sulle cause dell’incidente.

Il processo continua a maggio.


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