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De Simone: “Diritto alla compensazione, proposta risolutiva”

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Andrea De Simone

Andrea De Simone

– 90 miliardi. È questa la stima aggiornata dei debiti commerciali vantati dalle imprese nei confronti della Pubblica amministrazione a fine 2011. Di questi 90 miliardi circa la metà è da attribuire alle Regioni e alla Asl, mentre sono le imprese di costruzioni a soffrire maggiormente i ritardi cronici nei tempi di pagamento. I numeri aggiornati sono stati forniti dal direttore centrale per la ricerca economica della Banca d’Italia, Daniele Franco, durante la sua audizione alla Camera.

A fronte di un tale risultato e in risposta al bailamme politico che continua a imperversare nei palazzi del potere, dove accordi di un qualsiasi tipo sul futuro Governo, a più di un mese dal voto, sembrano di fatto irraggiungibili malgrado il bisogno impellente del Paese, Confartigianato propone l’introduzione del diritto alla compensazione universale dei crediti commerciali verso la P.A.

La proposta si applica ai crediti commerciali maturati (prima del 31/12/2012 e dopo il 1/01/2013) dalle imprese verso qualunque ente o organismo pubblico e prevede la possibilità di compensare i crediti non formalmente contestati con debiti di qualunque genere (tributari, fiscali, contributivi, sanzionatori) verso qualsivoglia istituto pubblico.

«È una proposta concreta che prevede effetti risolutivi nel breve tempo, nel rispetto delle imprese e della Pubblica amministrazione – spiega il segretario provinciale di Confartigianato, Andrea De Simone –. Un progetto che, lontano dallo sterile e inconcludente gioco dei ruoli politici, entra di prepotenza nell’annoso problema dei debiti della P.A. verso le imprese e dei ritardi di pagamento, proponendo soluzioni rapide e mirate».

La proposta dunque individua e introduce un diritto generale alla compensazione dei crediti in favore delle imprese verso la Pubblica amministrazione e si applica a crediti maturati verso la P.A. decorsi 30 giorni dalla scadenza del termine contrattuale convenuto (prima del 31/12/2012) o come previsto dal decreto legislativo n.192/2012 (dall’1/1/2013), oppure decorsi comunque 60 giorni, nel caso di termine contrattualmente non definito (sia per i crediti ante 31/12/2012 che per quelli post 1/1/2013).

L’impresa che fa valere la compensazione universale rinuncia definitivamente a pretendere gli interessi maturati per il ritard

Il processo di compensazione proposto da Confartigianato è molto semplice. L’impresa creditrice produce un’autocertificazione con firma autenticata, rilasciata dal legale rappresentante, nella quale attesta l’entità e la descrizione del credito; l’amministrazione presso la quale il credito è vantato e di non aver ricevuto nessuna formale contestazione da parte della P.A. debitrice; l’avvenuta scadenza del termine e il tempo trascorso.

L’autocertificazione è corredata dell’estratto autentico delle scritture contabili o dalla copia autentica delle fatture emesse. L’impresa quindi procede a compensare automaticamente, in tutto o in parte, i propri debiti 8di qualunque genere) verso la P.A. con gli importi vantati a titolo di credito commerciale, detraendoli dal totale dell’importo dovuto.

La compensazione è esercitata attraverso il modello F24, una copia del quale, corredata di tutta la documentazione, viene inviata telematicamente all’amministrazione nei confronti della quale si ha il debito (INPS, Agenzia delle Entrate, Comune, ecc). Il sistema garantisce l’intera tracciabilità del processo di compensazione ed invio, in modo che la medesima documentazione non possa essere impropriamente utilizzata dall’impresa per altre operazioni di compensazione a valere sulle medesime somme a credito.

L’amministrazione che riceve la documentazione dell’impresa contabilizza gli importi, trasformandoli in un proprio credito nei confronti dell’Amministrazione originariamente debitrice verso l’impresa. Contestualmente trasmette a Equitalia il dossier affinché la stessa proceda all’esazione degli importi dovuti presso l’amministrazione originariamente debitrice.

Per far fronte al reperimento del fabbisogno finanziario necessario a consentire alle amministrazioni riceventi di far fronte alla copertura delle somme non incassate, si provvede con provvista erogata a titolo di anticipazione dalla Cassa Depositi e Prestiti. L’impresa, dal canto suo, fatto salvo il caso in cui il fatto non costituisca più grave reato, risponde della infedele o falsa dichiarazione, nel caso in cui renda false dichiarazioni in fase di autocertificazione o nei casi in cui alteri o falsifichi i documenti a corredo dell’autocertificazione, con pene aumentate di due terzi.


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