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– Il decreto legislativo 31/2001 ha stabilito che la qualità delle acque destinate al consumo umano doveva essere resa conforme ai valori di parametro dell’Allegato I entro il 25 dicembre 2003, dando la possibilità alle Regioni di stabilire delle deroghe.
La maggior parte dei Comuni dell’Ato, soprattutto per l’abbassamento del limite del valore massimo ammissibile per il parametro arsenico a 10 microgrammi per litro (quando in precedenza era 50 microgrammi per litro), si sono trovati con acqua non a norma, stante la particolare situazione idrogeologica del territorio e, non essendo riusciti a mettersi in regola entro il suddetto termine del 25 dicembre 2003, si sono trovati nella necessità di ricorrere a richieste di deroga.
In considerazione del fatto che la deroga riguardava la quasi totalità dei Comuni dell’Ato si è ritenuto opportuno chiamare in causa l’autorità d’ambito dell’Ato 1 Lazio Nord-Viterbo.
E’ così che quest’ultima con proposta approvata all’unanimità dai presenti alla conferenza dei sindaci e dei presidenti delle Province 31 del 21 novembre 2005, è stata delegata per attivare, in collaborazione con le competenti strutture regionali e con l’Iss, una richiesta di deroga generale a livello di Ato in merito ai parametri previsti dal decreto legislativo 31/2001 sulla qualità delle acque destinate al consumo umano.
In forza di tale deroga l’Ato ha richiesto la deroga ai valori di parametro arsenico, fluoro, vanadio e selenio per ciascuno dei 61 comuni dell’Ato e, su finanziamento della Regione, ha sottoscritto accordo di collaborazione con l’Iss al fine di attuare uno studio di dettaglio finalizzato alla caratterizzazione complessiva degli acquiferi e l’individuazione di soluzioni ottimali per il nostro territorio.
Su richiesta dell’Aato la Regione Lazio, con decreto del presidente della giunta regionale ha stabilito deroghe ai valori di parametro arsenico, fluoro, vanadio e selenio per tutti i comuni appartenenti all’Ato 1 in considerazione dell’ impossibiltà di attuare in tempi brevissimi un programma di abbattimento specifico in maniera organica e a costi sopportabili dall’utenza; deroghe che sono state ripetute fino a quella che prevede la scadenza del 31 dicembre 2012 per i valori di parametro arsenico fino a 20 microgrammi per litro e per i valori di parametro fluoruro fino a 2,5 microgrammi per litro.
Con protocollo d’intesa tra la regione Lazio e l’autorità d’ambito territoriale ottimale 1 Lazio Nord-Viterbo, sottoscritto nell’agosto 2008, la Regione Lazio si è impegnata a definire le linee progettuali e attuative per la realizzazione delle opere comprensoriali connesse al rispetto del decreto legislativo 31/2001 promuovendo convenzioni ad hoc con istituti universitari e ad attuare, in particolare, l’intervento previsto nel parco progetti di cui all’allegato A alla dgr 668 del 3 agosto 2007 (relativo alla realizzazione di una opera di presa e di sollevamento e potabilizzazione per l’adduzione idropotabile al serbatoio ed alle reti a servizio dei Comuni del quadrante Nord-Est del Lago di Bolsena e quelli a Sud-Ovest – a gravità – primo stralcio) con finanziamento integralmente a carico della Regione, per otto milioni di euro già finanziato e riservandosi nel triennio 2011-2013 di finanziare il secondo lotto di ulteriori 15 milioni di euro.
Con la realizzazione di tale progetto si sarebbe potuto miscelare con acque a basso valore di Arsenico quelle dell’Ato (in genere con valori di arsenico sopra la norma) evitando la realizzazione di numerosi impianti di dearsenificazione ed i conseguenti elevati costi di gestione nonché i rischi connessi alle disfunzioni impiantistiche.
Nel 2011, a seguito del mancato accoglimento della UE della deroga richiesta (per valori di As fino a 50 microgrammi per litro) la Regione Lazio si è fatta carico della risoluzione immediata del problema avocando a sé poteri commissariali per lo stato di emergenza e destinando le somme già stanziate alla realizzazione di impianti di trattamento individuando due fasi:
– prima fase: da avviare immediatamente, per gli impianti destinati al trattamento dell’arsenico, ove le concentrazioni risultavano superiori a 20 microgrammi per litro con contemporanea risoluzione delle problematiche fluoruri;
– seconda fase: da avviare entro l’anno 2011 e da terminare nel 2012, per impianti destinati al trattamento dell’arsenico, ove le concentrazioni risultavano comprese tra 10 e 20 microgrammi per litro con contemporanea risoluzione delle problematiche fluoruri.
Per la redazione del progetto degli impianti da realizzare immediatamente (per i comuni con acque aventi valori di parametro arsenico superiori a 20 microgrammi per litro) la Regione ha incaricato l’Università di Roma “La Sapienza” e, successivamente ha indetto e aggiudicato la gara. Nel contempo, per mitigare il disagio alla popolazione, la provincia di Viterbo si è fatta carico di promuovere e coordinare l’installazione di “casette dell’acqua” in grado di erogare gratuitamente acqua con parametri di potabilità a norma di legge.
Relativamente alla seconda fase invece la Regione, nelle riunioni con gli enti dambito del 28 febbraio 2012 e del primo marzo 2012, ha rinviato la soluzione del problema ai gestori, dichiarando che dal primo gennaio 2013 tutte le acque distribuite per il consumo umano dovranno rispettare i limiti previsti dal decreto legislativo 31/2001 (in quanto non ci sono altre possibilità di deroga) e che per gli impianti previsti in seconda fase al momento non è previsto alcunché per mancanza di disponibilità finanziarie anche se è stato presentato un progetto di fattibilità al ministero dell’Ambiente con la richiesta di un finanziamento di 42 milioni di euro per il quale si è in attesa di conoscere l’esito.
L’Aato preso atto di tale situazione in data 9 marzo 2012 ha convocato apposita riunione con i gestori interessati (Talete e comuni che ancora gestiscono in proprio il servizio) per poter valutare la possibilità di trovare una soluzione unitaria e condivisa nel corso della quale è emersa sia la posizione di insistere con la Regione affinché la stessa si faccia carico tempestivamente anche dell’emergenza di seconda fase e sia la posizione che i sindaci dei comuni che non hanno ancora trasferito il servizio a Talete Spa possano procedere autonomamente mediante assunzione di mutui e conseguenti adeguamenti tariffari.
Successivamente la consulta d’ambito dell’Ato 1 – Lazio Nord Viterbo nella riunione del 17 aprile 2012 ha adottato apposita proposta operativa che è stata trasmessa alla Regione Lazio e ai comuni per la relativa attuazione.
Nelle riunioni in Regione del 25 maggio 2012 e del 22 giugno 2012 dopo aver affrontato la proposta nel merito è stato concordato di convocare una riunione della conferenza dei sindaci e dei presidenti delle province per il 3 luglio 2012 nel corso della quale, alla presenza dell’assessore regionale all’Ambiente, esaminare la soluzione di realizzare i necessari impianti di trattamento in una forma tipo “leasing in costruendo” con copertura dei costi almeno nei primi tre anni a carico del contributo regionale e con l’impegno della regione a reperire ulteriori fondi per gli anni successivi.
Nella conferenza del 3 luglio 2012:
– è stato rilevato che la soluzione più facilmente percorribile da mettere in atto per consentire di realizzare in tempi brevissimi le infrastrutture necessarie a garantire l’erogazione di acqua nei limiti di legge è quella che vede un unico interlocutore (Talete Spa quale gestore unico dell’Ato) e quindi è stata evidenziata la necessità che tutti i comuni trasferiscano al più presto la gestione dei servizi idrici alla Talete Spa;
– è stato evidenziato che pur con il finanziamento della Regione Lazio e con l’impegno della Regione stessa a reperire ulteriori fondi per i prossimi anni pur tuttavia, per dare integrale copertura ai costi dell’appalto da effettuare entro l’anno 2012, non si può prescindere dall’impegno a inserire nel sistema tariffario la copertura dei costi eventualmente non coperti dal finanziamento regionale;
– è stato stabilito di procedere a elaborare e concordare con gli uffici regionali addetti una proposta di atto a sottoporre alla conferenza dei sindaci e dei presidenti delle province dell’Ato.
Con l’atto n 54 del 27 luglio 2012, della conferenza dei sindaci e dei presidenti delle province dell’Ato, sono stati stabiliti gli indirizzi inerenti l’attuazione della seconda fase degli interventi di potabilizzazione delle acque e in particolare è stato preso atto che la Regione Lazio, attraverso i poteri commissariali ad essa conferiti, si sarebbe fatta carico dell’attuazione degli interventi necessari (con la formula del leasing costruendo o similare) con finanziamento in parte a proprio carico (circa 6 milioni per i primi tre anni) e in parte a carico della tariffa con l’impegno della Regione medesima a reperire ulteriori risorse finanziarie.
In seguito la Regione con la nota numero 3928SP del 23 ottobre 2012, relativamente alla realizzazione degli interventi di potabilizzazione di seconda fase, facendo presente di non disporre al momento di tutte le risorse finanziarie necessarie, ha proposto formalmente di sospendere i finanziamenti previsti per la realizzazione dei poli di depurazione e di utilizzare i relativi fondi per realizzare gli impianti di potabilizzazione con l’impegno a garantire comunque il ripristino dei suddetti finanziamenti sospesi.
Tale proposta, considerando l’emergenza sanitaria da affrontare in previsione della imminente scadenza delle deroghe per l’arsenico e il fluoro e quindi la necessità di dover garantire l’erogazione dell’acqua potabile agli utenti, è stata condivisa dall’Aato e in tal senso la Regione sta procedendo.
Si vuol segnalare infine che tutto l’impegno dei sindaci, della Provincia e della Regione è stato proteso nella ricerca di risolvere un problema diffuso su tutto il territorio della Tuscia, cercando di non far gravare sui cittadini i relativi costi.
Purtroppo un regime derogatorio stringente imposto dall’Europa, senza peraltro mai confrontarsi con questo territorio, ha impedito la realizzazione di sistemi acquedottistici integrati che avrebbero potuto risolvere definitivamente le problematiche in argomento ad un costo praticamente nullo in termini gestionali.
Benché lo Scher – Scientific committee on health and environmental risks a supporto della UE, abbia dichiarato (rapporto 2010) che i dati epidemiologici disponibili sugli effetti relativi a esposizioni ad acque potabili con concentrazioni di As < 100 µg/L, sono contraddittori a causa delle difficoltà di identificare i livelli di esposizione passata e di diversi fattori confondenti, siamo stati costretti ad adottare una soluzione che permetta di dare una soluzione rapida al problema ma che sconterà di costi di esercizio particolarmente elevati.
