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Giallo di Gradoli, fissata l’udienza in Cassazione

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Paolo Esposito

Paolo Esposito

Ala Ceoban

Ala Ceoban

Tatiana Ceoban

Elena Ceoban

Gli avvocati di Esposito Enrico Valentini e Mario Rosati

L'avvocato Pierfrancesco Bruno

L'avvocato di Ala, Pierfrancesco Bruno

Gli avvocati di parte civile Claudia Polacchi e Luigi Sini

Gli avvocati di parte civile Claudia Polacchi e Luigi Sini

Il pm Renzo Petroselli

Il pm Renzo Petroselli, titolare delle indagini e pubblica accusa al processo di primo grado

Il processo Gradoli approda in Cassazione.

La vicenda degli “amanti diabolici” Paolo Esposito e Ala Ceoban torna il 15 novembre davanti ai giudici. Stavolta, quelli della prima sezione della Suprema Corte, chiamata a pronunciarsi sui ricorsi della difesa di Esposito e della procura generale presso la Corte d’appello.

Il giallo di Gradoli, dunque, continua. Accusa e difesa torneranno a discutere in aula sul destino di Tatiana ed Elena Ceoban, madre e figlia moldave di 36 e 13 anni, scomparse senza lasciare traccia dal 30 maggio 2009. Tatiana era sorella di Ala e compagna di Paolo. Ma i due cognati avevano da tempo una relazione clandestina.

Per il duplice omicidio di madre e figlia, l’elettricista 44enne Esposito è stato condannato all’ergastolo in primo grado e in appello. Ala, invece, si è vista scontare la pena: dal carcere a vita, comminato dai giudici viterbesi, agli otto anni per favoreggiamento in appello. La differenza tra le due sentenze è tutta qui.

Per le due Corti d’Assise di Viterbo e di Roma, Ala non ha ucciso. Ha aiutato Esposito a pulire il sangue e a nascondere i cadaveri. Ma mentre i giudici viterbesi parlano di omicidio premeditato, quelli di Roma credono in un delitto d’impeto. Con Esposito che chiede aiuto ad Ala solo all’ultimo momento.

Al procuratore generale Alberto Cozzella, i conti non tornano. Per il magistrato, pubblica accusa al processo di via Poma, due elementi suggeriscono la premeditazione: i cellulari di Ala, lasciati a casa per crearsi un alibi, e i movimenti della ragazza, che la sera del 30 maggio non prende il pullman per tornare a Santa Fiora. Ma solo perché, per l’accusa, Ala sa già che passerà la notte a Gradoli.

Dall’altra parte c’è la difesa di Esposito, pronta a dare battaglia sul sangue nella villetta, sulle abrasioni sul muro, sulle celle telefoniche, sugli indizi “travisati” e su una serie di scenari alternativi mai sondati.

La Cassazione è l’ultimo grado di giudizio, ma non è detto che sia l’atto finale del giallo di Gradoli. La Suprema Corte ha diverse strade davanti a sé. Potrebbe confermare la sentenza d’appello, annullarla o annullarla con rinvio. In tal caso, gli atti tornerebbero in Corte d’Assise d’appello per iniziare un nuovo processo.

Stefania Moretti


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