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Viterbo - Elezioni comunali 2013 - Rossi contro Michelini sulla riqualificazione del quartiere medievale

Il centro storico si rilancia col turismo

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Filippo Rossi

– Leonardo Michelini nel suo andare “oltre le mura” si è dimenticato che la vera ricchezza è “dentro le mura”.

Non so di cosa sia frutto il mantra pubblico che sta ripetendo in questi giorni, so solo che è la prova provata che – nonostante la retorica dell’“imprenditore che scende in campo per il bene della comunità” (dove ho già sentito una frase del genere?) – il delegato di Gigli-Fioroni-Sposetti-Ciorba-Zucchi non si è soffermato nemmeno un attimo su quale possa essere, davvero, il futuro della città.

A ogni uscita pubblica, Michelini attacca il disco sul rilancio del centro storico attraverso l’housing sociale. La cura sarebbe questa: prendiamo i palazzi storici, monumentali, e riempiamoli di case popolari. Non ci vuole poco a capire che questa ipotesi, se mai realizzata e se realizzabile (visti gli infiniti problemi tecnici e gli altissimi costi per mettere a norma questo tipo di costruzioni), metterebbe la parola fine su qualsiasi speranza di trasformare Viterbo in una città davvero turistica.

La proposta di Michelini è quella di un imprenditore che scopre una miniera di diamanti e fa di tutto per ricoprirla, è quella di un collezionista di opere d’arte che scopre un Leonardo e decide di sfregiarlo con un coltello.

Forse Michelini non lo sa o fa finta di non saperlo, ma a Viterbo c’è già stato un esperimento di housing sociale in pieno centro storico: nove appartamenti per 25 persone nel Palazzo Vico in via dei Pellegrini. Al di là dello slogan, viene da chiedere quanti altri appartamenti Michelini pensa di dedicare a questa finalità per il rilancio economico del centro: 350 per mille persone? 700 per 2mila persone? Attendiamo risposta.

Una cosa è certa: una decisione del genere non è utile né alle famiglie disagiate che vengono “costrette” ad abitare in un quartiere che, comunque, comporta una maggiore complessità della vita quotidiana (parcheggi, accessi limitati, difficoltà di spostamenti, pochi servizi… andate a chiedere alle famiglie di Palazzo Vico come si abita) né all’intera collettività che si vede privare della possibilità dello sviluppo turistico attraverso il suo centro storico, gioiello medievale unico che aspetta solo di essere conosciuto.

Il nodo è proprio questo: l’idea che abbiamo del futuro di Viterbo. Evidentemente Michelini si adatta a un futuro triste e opaco in cui la città invece di vivere e crescere, sopravvive e rimane sempre uguale a se stessa. Evidentemente Michelini non crede alle infinite possibilità economiche che ha il nostro territorio; non crede che il nostro centro storico possa diventare motore di crescita economica attraverso il turismo culturale e religioso, attraverso lo sviluppo dell’Università.

Io in quei palazzi storici abbandonati e lasciati vuoti in modo criminale, in tutto il centro storico vedo sedi universitarie, vedo ostelli per pellegrini della via Francigena (l’11 aprile presso la Libreria del Teatro presenteremo i dati del possibile sviluppo economico attraverso il rilancio degli ultimi cento chilometri della via verso San Pietro), vedo alberghi e Bed&Breakfast, vedo orti civici visitabili dai turisti, vedo case per studenti, vedo sedi di associazioni che danno vita culturale alle piazze e alle vie, vedo aziende che ricominciano ad avere la sede in centro per rappresentanza, vedo pizzerie, osterie e ristoranti pieni di clienti, vedo librerie e negozi di souvenir, vedo musei e mostre d’arte.

Vedo tante altre cose che daranno nuova speranza a tutta la città a quella che vive in centro e, soprattutto, a quella che vive in periferia. Perché se cresce il centro cresce tutta la città. Io forse sono un sognatore. Ma Michelini dovrebbe insegnarci (visto che fa vanto del suo essere “imprenditore”) che lo spirito imprenditoriale si fonda sui sogni, sulla follia immaginifica di individui e collettività.

E non su qualche casa popolare.

Filippo Rossi


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30 marzo, 2013

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