L’assessore provinciale alla Cultura Fraticelli accoglie l’invito di don Emanuele Germani a riscoprire e valorizzare quel “filo rosso che lega Viterbo ai papi” e si dichiara disponibile a collaborare.
Una domanda sorge spontanea però: ma fino ad oggi che cosa ha fatto l’assessore di significativo per la Tuscia? Nulla, è la risposta immediata. Cosa ha fatto per valorizzare uno degli aspetti più significativi della storia della Tuscia e più esportabile a livello di immagine? Nulla. Il presidente della Provincia Meroi è contento dell’attività del suo assessore che ha aspettato un intervento di don Germani su Tusciaweb per capire qualcosa di fondamentale per l’attività culturale dell’ente?
Riceviamo e pubblichiamo – Don Emanuele Germani, con il suo intervento volto a ricordare l’importanza di Viterbo nella storia della chiesa cattolica, ha sicuramente contribuito a risvegliare in ognuno di noi l’orgoglio di essere cittadini di questa terra.
L’elezione del nuovo papa ci riporta alla mente il ricordo degli antichi conclavi da cui sono usciti grandi pontefici e che si sono svolti proprio in quella che, non a caso, è conosciuta da tutti come città dei papi. Anzi, don Emanuele ci ha ricordato anche come il termine stesso di conclave tragga origine dalle vicende che si svolsero nel capoluogo della Tuscia nel lontano 1270, quando i viterbesi chiusero a chiave i cardinali nella storica sala per costringerli, in tempi rapidi, a scegliere il nuovo capo della Chiesa.
L’attualità dunque ci riporta indietro nel tempo, facendoci rammaricare per la scarsa considerazione che viene riservata a Viterbo in questo momento storico. L’attenzione di tutti è concentrata sull’arrivo a Roma dei cardinali elettori, sugli schieramenti in campo, sui nomi dei papabili, sulle ragioni che hanno spinto Benedetto XVI a ritirarsi, ma nessuno ricorda come e perché i cardinali si rinchiudono in conclave e ne escono solo a elezione avvenuta.
L’importanza che Viterbo ha ricoperto nella storia della Chiesa, peraltro, è stata più volte ribadita nel corso dei secoli da tanti pontefici, non ultimi Giovanni Paolo II e Joseph Ratzinger che hanno visitato la città rinsaldando, con la loro presenza, il legame di affetto e devozione che unisce da secoli il popolo viterbese al vicario di Cristo in terra.
Ma andando ancora più lontano nel tempo, come non ricordare Pio VII che nel 1816 volle istituire la delegazione apostolica di Viterbo per ricompensare i viterbesi della calorosa accoglienza che gli avevano tributato al suo ritorno a Roma dopo la prigionia inflittagli da Napoleone?
Ecco quindi che l’appello di don Emanuele a riscoprire le nostre origini non può che essere accolto positivamente e non può che essere largamente condiviso. In qualità di assessore provinciale alla Cultura mi dichiaro sin da ora disponibile a prendere in considerazione e sostenere tutte quelle iniziative che possano rendersi utili a risvegliare la memoria storica, attraverso il ricordo dei conclavi che si sono svolti a Viterbo e dei papi che qui, nel nostro capoluogo, sono stati eletti e hanno lasciato segni indelebili della loro presenza.
Mi dichiaro altresì disponibile a un incontro con la Curia vescovile per approfondire l’argomento e studiare insieme quali iniziative adottare.
Auspico che questo interesse per la storia dei conclavi viterbesi non sia destinato ad esaurirsi con l’elezione del nuovo pontefice ma costituisca una solida base di riflessione e di raccordo fra istituzioni per promuovere e valorizzare il nostro patrimonio storico. Un patrimonio che, proprio nella forte spiritualità dei viterbesi e nella profonda devozione verso la Chiesa ed i suoi papi, può trovare il suo comun denominatore ed un simbolico ponte in grado di unire passato, presente e futuro.
Giuseppe Fraticelli
Assessore alla Cultura della provincia di Viterbo
