![]() Renzo Trappolini |
– Sulla loggia della basilica di san Pietro, mercoledì 13 marzo, all’ora di cena, il poeta avrebbe notato “qualcosa di nuovo, anzi d’antico” (video: Papa Francesco: “Fratelli e sorelle buonasera” – La fumata bianca).
Il papa ripetutamente chiariva, urbi et orbi, di essere stato designato dai cardinali come vescovo di Roma.
Nessun accenno a termini come sommo pontefice, papa: funzioni queste che il gesuita venuto dall’Argentina dava per implicite nel ruolo di capo della diocesi romana.
Dei 115 cardinali che l’accompagnavano ricordava solo il vicario della diocesi, non il Camerlengo, non il decano, non gli altri richiamati solo come quelli che “dovendo dare un vescovo a Roma” erano andati a prenderlo al confine della terra.
Ma, soprattutto, prima di impartire la benedizione, ha chiesto “l’investitura” del popolo.
Ha chiesto che le decine di migliaia di romani presenti pregassero per lui, non collettivamente ma da soli, nel loro intimo.
Nel silenzio di piazza San Pietro (un evento storico anche questo), tutti – compresi i non credenti che c’erano ed erano tanti – è stato come se si interrogassero sul nuovo eletto e, individualmente, decidessero di volerlo, con l’applauso, che, come in ogni assemblea, è segno di approvazione.
Papa Francesc, intanto, era piegato, inchinato di fronte al suo popolo, come davanti al consacrante che consacra un vescovo e, quando il popolo romano l’ha “votato”, ha benedetto.
Da fratello si manifestava così padre e, con la recita antica del pater, ave e gloria, innovava totalmente il “ rito” che tale diventava, anche rispetto al discorsino di saluto con cui Giovanni Paolo II cambiò il cerimoniale.
Insomma, il nuovo che sicuramente ci aspetta passa per il ritorno all’antico autentico della chiesa, che è sì apostolica, guidata cioè dai successori degli apostoli, cattolica, cioè universale, ma insieme è “romana”.
La tv aveva mostrato nell’attesa dell’annuncio, una croce pettorale tempestata di diamanti, una delle tante che, accanto alla Sistina, compongono una raccolta di oltre seimila gioielli d’oro e pietre preziose. Quando, però, si è affacciato, Francesco aveva sul petto una croce tutt’altro che aurea. Sembrava quasi di legno antico, come quello dell’origine, del Calvario; ma nuovo come la speranza suscitata.
E’ il primo papa gesuita. I gesuiti sono il massimo dell’intellighentia cattolica; giurano di servire il papa di Roma fino alla morte “perhinde ac cadaver” e sono inquadrati un’organizzazione militare. Non a caso si chiamano “Compagnia” di Gesù e il loro capo è “Generale”, ma anche “Papa nero”, perché è potentissimo, ma veste di nero.
Da Francesco, gesuita, figlio di emigranti, si può attendere l’umiltà di sevizio della veste nera e la disciplina, il rigore cui si è formato.
Le regole di cui tutti abbiamo bisogno e dalle quali discende il rispetto gli uni per gli altri. Che comincia anche con un “Buonasera”, il primo saluto del papa
Renzo Trappolini
