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Riceviamo e pubblichiamo – In questi ultimi mesi – nei quali quasi tutti i dirigenti, gli iscritti e i simpatizzanti del Partito democratico hanno espresso le loro opinioni sulla stampa – ci siamo attenuti a una regola di autodisciplina: esprimersi soltanto nel partito, nella coalizione.
Ma oggi, dopo la tempesta che ha scosso, e che scuote, la sinistra italiana e i suoi valori – una tempesta che ancora dura – crediamo sia divenuto un dovere esprimere i nostri sentimenti pubblicamente.
Abbiamo perso un’occasione storica, per il progetto del Partito democratico; si tratta ora di non pregiudicare il destino, in questo Paese, della sinistra italiana, e soprattutto dei valori e dei diritti che essa rappresenta e presidia – la speranza dei più deboli, degli svantaggiati, in ogni senso.
Abbiamo mancato questo appuntamento perché non abbiamo avuto il coraggio di declinare chiaramente, a voce alta ed essendone onorati, i nostri ideali; tanto per fare un esempio: nessuno deve restare indietro.
Il nostro ideale principale, fondante, lo abbiamo lasciato declinare a Grillo; mentre i nostri rappresentanti non riuscivano a comunicare alcuna forza e convinzione di pensiero durante le trasmissioni televisive, altri hanno predicato nelle piazze, e nella moderna piazza virtuale che è la rete.
Abbiamo, in buona sostanza, sbagliato la campagna elettorale.
Ma non è stato neppure soltanto questo; e cioè non soltanto per questa ragione che tanti cittadini hanno votato il Movimento 5 Stelle.
Lo ha votato, pur sapendo che non potrà mai fare nulla di quello che declama, perché noi non siamo stati capaci di fare – senza esitazioni e fino in fondo – il rinnovamento.
Abbiamo rinnovato, in realtà, un poco… e timidamente…
In questa provincia meno che altrove – se è vero che sono stati eletti più candidati designati (3) di quelli scelti con le primarie (2).
Abbiamo sostenuto Bersani (anche se ci piaceva anche Renzi) perché credevamo che Bersani sarebbe stato un premier leggermente migliore per l’Italia; e lo crediamo ancora; in un contesto normale, in un Paese normale, Bersani sarebbe ottimo leader socialdemocratico.
Ma Bersani non è stato in grado di vincere, compiutamente.
Nella grave malattia che affligge la politica italiana, che ha perso il contatto con i suoi valori di riferimento, e lo scontro si è ridotto a “nuovo” contro “vecchio”, lui è stato percepito come il passato – non a sufficienza come la speranza per il futuro.
E per questo crediamo che oggi non si possa negare – senza essere ipocriti – che forse era il momento di Matteo Renzi; ma di certo, adesso è il momento di Matteo Renzi!
E, allo stesso tempo, deve cambiare il partito nella provincia di Viterbo.
Deve rinnovarsi profondamente.
Si deve tornare a fare politica per passione, mai più per mestiere.
Si deve tornare a rappresentare i lavoratori, i cooperatori, gli artigiani, i commercianti, i pensionati; e prima di loro i diversamente abili, i malati, gli esclusi…
Si deve investire sui giovani.
Si deve finirla – ora, già domani – con le correnti e i tatticismi incomprensibili della vecchia politica.
I gruppi consiliari devono fare la politica determinata dal partito – e, perciò, deve essere possibile incontrarli tutti, con continuità, e non soltanto prima delle elezioni…
Negli enti pubblici devono essere designati i migliori.
Negli organismi deve stare chi ha passione, chi parla e vive nel territorio; non chi è designato dai capi corrente.
Per la città di Viterbo, dobbiamo avere noi il Sogno, perché noi siamo quelli che hanno sogni (Roosvelt, Luther King, Kennedy, Obama, Pertini… oggi Renzi – non sono forse di sinistra)?
Dobbiamo agire subito il rinnovamento, cominciando da Francesco Serra, un medico che deve curare la città, deve curare il suo Cuore… far scoprire che Viterbo ce l’ha ancora, il suo Cuore.
Curarla dai tatticismi, dalle correnti, dal conservatorismo, dai fiori nelle aiole al posto dei servizi sociali…
Dobbiamo farlo adesso!
Massimo Pistilli
Fabio Scalzini

