![]() Stefano Signori |
Riceviamo e pubblichiamo – Si è tenuto lo scorso 16 marzo il convegno organizzato dall’ordine dei medici di Viterbo interamente incentrato sulla problematica del suicidio.
Tra gli oratori presenti nella sala regia del Comune di Viterbo, ospite d’eccezione Stefano Signori, il presidente di Confartigianato Imprese di Viterbo che è intervenuto su una tematica delicatissima: quella relativa al suicidio nelle piccole e medie imprese e nel mondo artigiano.
Tematica, quella affrontata dal presidente, estremamente attuale purtroppo, che spinge le coscienze di tutti verso una riflessione profonda che dia un forte impulso verso la prevenzione di un fenomeno tanto grave e tanto dilagante nel nostro Paese.
“Inizio il mio intervento – ha esordito il presidente Signori – ringraziando l’ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri di Viterbo, Lanzetti, presidente dell’ordine, Piacentini, responsabile scientifico, Cimarello, moderatore del convegno e tutte le associazioni e le organizzazioni per l’invito ricevuto a prendere parte come relatore al convegno.
Il suicidio nel mondo imprenditoriale e artigiano nella grande maggioranza dei casi deriva dal fatto di non riuscire a fronteggiare le responsabilità nei confronti dei dipendenti e della famiglia e la disperazione nel veder naufragare i sacrifici di una vita. Questo è il dramma italiano degli imprenditori suicidi, spinti sull’orlo del baratro dalla crisi economica e dal peso della burocrazia.
Le parole del presidente hanno ripercorso gli ultimi anni dell’impresa italiana, disegnando il ritratto dell’imprenditore così come ormai siamo abituati a vederlo: piegato dalla gravità di un sistema economico-politico che non lo tutela e lo abbandona a sé stesso, costretto a far fronte a tutti i disagi dovuti ad una crisi strutturale che ormai è divenuta parte integrante dell’economia del nostro paese.
“Probabilmente – ha continuato il presidente – per questi imprenditori è una “questione d’onore”; sembra quasi che per loro la morte possa in qualche modo purificare l’impresa dalla loro incapacità di affrontare la crisi economica. Solo nel 2012 si sono tolti la vita in 89 per ragioni economiche e gli imprenditori più a rischio si concentrano nel nordest, dove si discute se il modello produttivo abbia ancora degli anticorpi per resistere alla crisi o se sia fallito.
La domanda a questo punto è se qualcuno all’interno dei palazzi di Roma, dove si sta combattendo la battaglia per la governabilità e per lo status quo, si accorgerà del dramma che si sta consumando tra decine e decine di imprenditori. Non solo, il disagio rischia di diffondersi anche fra i figli degli imprenditori, l’ultima generazione a cui sono destinate le aziende in crisi.
Questo è un altro dramma nel dramma accolto quasi con indifferenza dall’opinione pubblica, come se ormai ci sentissimo impotenti”.
Confartigianato Imprese di Viterbo, come ha sottolineato il presidente, si è attivata immediatamente, raccogliendo il grido d’aiuto degli imprenditori: l’associazione ha infatti creato una “rete di sostegno” ideata proprio per impedire che il senso di solitudine andasse a peggiorare la già difficile condizione dei proprietari delle aziende in difficoltà, stretti nella morsa di banche e fisco.
Dal primo giugno 2012 è operativo lo sportello “Ascolta impresa”, un mezzo destinato proprio ad aiutare gli imprenditori, allontanando lo spettro di gesti estremi.
“È stato possibile realizzare lo sportello grazie a un’ampia condivisione tra gli enti locali – ha ricordato Signori – il servizio, infatti, è supportato dalla prefettura, dalla Asl e dalla Caritas diocesana di Viterbo.
Grazie a tutte queste realtà, unite in una sinergia di mutuo soccorso, è stato possibile creare uno strumento in grado di dare un primo conforto a chi ne ha bisogno, cercando soluzioni tecniche adeguate, passando dai rapporti che abbiamo con banche e confidi, ai fondi antiusura e al sostegno psicologico. Insomma la nostra presenza al fianco degli imprenditori è garantita; quello che vorremmo però è vedere in prima linea i politici, con proposte serie, concrete, efficienti e attuabili”.
Il presidente ha concluso l’intervento con un ricordo a tutti quegli imprenditori che, scomparsi, hanno lasciato un segno sul sentiero: “sono uno di loro, lavoro con loro, vivo tra loro e ho i loro stessi identici problemi. Quello che chiedo è la volontà di intervenire a sostegno di quanti si trovano sull’orlo del baratro. Nessuno di noi deve demandare ad altri il proprio potere d’intervento perché demandare ad altri significa cedere la propria potenzialità alla folla. Quando possiamo intervenire e scegliamo di delegare, dobbiamo ricordarci che la folla sceglie sempre Barabba”.
Confartigianato Viterbo
