Riceviamo e pubblichiamo la relazione del presidente Rino Orsolini nell’ambito dell’indagine congiunturale del secondo semestre 2012 sullo stato delle piccole e medie imprese – Insomma, come abbiamo potuto vedere, oramai le nostre indagini congiunturali sembrano assomigliare sempre più ai bollettini medici di un malato in stato di coma permanente.
Ci si aspetta ogni volta, speranzosi, qualche pur timido segnale di risveglio, mentre in realtà gli indici si susseguono, bollettino dopo bollettino, sempre identici quando addirittura non denotino un aggravamento.
Tanto è vero che le previsioni a sei mesi che emergono dal campione nel suo insieme lasciano intendere ancora una situazione di incognite e di difficoltà, che fa crescere (dal 79% all’82%) la quota di imprese le quali, a precisa domanda, risponde che “permanendo l’attuale situazione economica l’azienda corre seri rischi di chiusura nei prossimi sei mesi”.
Certo sarebbe anche difficile attendersi dalle piccole e medie imprese interpellate – al di là della speranza più emotiva che razionale verso un cambiamento nel futuro – un atteggiamento realisticamente non negativo sul presente, considerato:
– la stagnazione dei consumi, e dunque il calo della domanda in primo luogo nazionale e in secondo luogo europea;
– la profonda crisi del comparto delle costruzioni che nel Lazio ha sempre significato un volano importantissimo per tutta l’economia;
– la pressione fiscale che ha raggiunto quest’anno livelli inauditi, mettendo molte imprese fuori competizione rispetto ai concorrenti (nella nostra indagine le imprese la mettono al primo posto tra i fattori che rendono la propria impresa meno competitiva);
– la mancanza del credito che, come emerge anche dalla nostra indagine, ha comportato sia una riduzione che una maggiore onerosità dei prestiti alle imprese;
– i mancati pagamenti da parte della pubblica amministrazione che stanno mettendo letteralmente a tappeto tutte le imprese.
Intervenire adesso, senza esitazioni su tali problematiche significherebbe dare sostegno a quei deboli germogli di speranza che cominciano – in modo forse contraddittorio e irrazionale – ad affacciarsi tra gli imprenditori facendo affermare loro in percentuale più elevata di quanto non abbiano fatto nella scorsa indagine, che “si comincia a vedere una luce in fondo al tunnel”.
Ecco intervenire adesso dicevo, ma purtroppo oggi ci troviamo di fronte uno scenario lungi dall’essere chiarificatore e portatore di nuovi messaggi. La situazione di stallo che si è creata dopo le urne è sotto gli occhi di tutti.
Come associazione di categoria abbiamo espresso pubblicamente la nostra opinione in merito. Serve la governabilità a questo Paese e chi è stato eletto nel Parlamento deve assumersi la responsabilità di governare, gli oneri e gli onori di guidare il Paese, poi non sta a noi indicare le alleanze.
Certo vediamo difficile che Grillo dica sì a Bersani… Piuttosto, riteniamo più fattibile e forse auspicabile un governo di larghe intese su quattro o cinque punti programmatici e che consenta di evitare l’impasse istituzionale eleggendo così il nuovo capo dello Stato.
A livello regionale, innanzitutto ne approfittiamo per fare gli auguri ed un grande in bocca al lupo al presidente neoeletto Nicola Zingaretti. Il compito che l’attende è arduo e pieno di ostacoli.
Eredita infatti una Regione devastata dal debito sulla sanità, dove sono presenti ben 51, dico 51 società regionali, qualcuno ci dirà un giorno a cosa sono servite e cosa hanno fatto. Ben venga la proposta bipartisan di congelare i consiglieri regionali a 50. Infine serve sbloccare i pagamenti delle pubblica amministrazioni nei confronti delle piccole e medie imprese.
Nei fatti, oggigiorno fare impresa assomiglia più a una corsa ad ostacoli, dove l’asticella viene regolarmente spostata verso l’alto quasi con intento punitivo.
Io credo che occorra prima di tutto combattere questo atteggiamento culturale e dimostrare con i fatti, con le azioni di politica economica e con gli interventi che le istituzioni intendono davvero promuovere l’attività di intraprendere, affinché essa possa dispiegare tutte le sue potenzialità e correre alla velocità che il contesto competitivo odierno richiede.
