– “Lavoravamo solo per migliorare la città. L’obiettivo era potenziare i servizi”.
A parlare è Fabio Chiovelli, imprenditore viterbese ascoltato ieri mattina al processo Cev, società partecipata del Comune di Viterbo. 26 gli imputati, tra membri della giunta comunale dell’era Gabbianelli, dirigenti e imprenditori, a giudizio per abuso d’ufficio ed emissione di fatture false. Su diciassette di loro pesa anche l’accusa di associazione a delinquere.
I magistrati Paola Conti e Franco Pacifici hanno chiesto a Chiovelli come e perché entrò a far parte del consorzio di imprese destinatarie degli appalti del Cev, nei primi anni Duemila.
La società, per i pm, non era nient’altro che un filtro, attraverso il quale l’amministrazione comunale affidava appalti a una stretta cerchia di imprenditori: quelli raccolti nel consorzio. Una torta divisa in parti non proprio uguali. Come Daniele Paiolo, Chiovelli è un altro di quegli imprenditori che escono quasi subito dal consorzio. Anche se per ragioni diverse: Paiolo, sentito alla scorsa udienza, disse di non aver visto neanche l’ombra di un appalto. Chiovelli, semplicemente, lavorava di più fuori provincia. Ma, qualcosa, per conto del Cev, riuscì a fare.
“Mi fu assegnato l’appalto di illuminazione delle mura cittadine – ha spiegato l’imprenditore in aula -. Era tra il 2003 e il 2004. La scelta di affidare i lavori alla mia azienda è stata interna al consorzio. Abbiamo deciso di comune accordo”.
Chiovelli non sa dire se la possibilità di aggiudicarsi quei lavori fosse stata data anche a imprese esterne. Magari, attraverso un’adeguata pubblicizzazione. Scopo dell’accusa è dimostrare che il consorzio fosse un nucleo chiuso e compatto. Con lavori “piovuti dall’alto” e precisamente dall’amministrazione Gabbianelli, ovviamente attraverso il Cev. Solo con affidamenti diretti e senza gare a evidenza pubblica. Ma per Chiovelli le intenzioni del consorzio erano altre: “Io e chi ne faceva parte volevamo offrire servizi migliori ai viterbesi. Mettere a disposizione le nostre professionalità per fare qualcosa di concreto per Viterbo”.
I pm avevano previsto un’udienza fiume. Oltre a Chiovelli, doveva essere ascoltato anche Giovanni Rubini, ex direttore generale del Comune di Pesaro e autore, tra l’altro, di una pubblicazione sulla riorganizzazione dei servizi pubblici della città di Viterbo.
Rubini era a Roma per l’intronizzazione del Papa. I magistrati vogliono assolutamente ascoltarlo alla prossima udienza del 24 maggio.



