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“L’importante non è vincere le primarie”

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Leonardo Michelini

Leonardo Michelini

– “L’importante non è vincere le primarie ma il comune”.

Dal 7 aprile, per Leonardo Michelini, deve uscire una squadra compatta e stretta intorno a un candidato in grado di vincere le elezioni di maggio e conquistare palazzo dei Priori. E’ questo, per il fondatore del movimento civico Oltre le Mura, è l’unico vero obiettivo della battaglia che inizia con le primarie.

Oggi Michelini si dimetterà dalla presidenza della Coldiretti per affrontare le primarie del centrosinistra e ha già pronto un piano di interventi per la città che va dalla rivalutazione del centro storico all’incremento dei posti di lavoro.

Quali sono le cinque priorità da attuare a Viterbo?
“Occupazione – risponde senza esitazioni -. Bisogna fare qualsiasi cosa per favorire il lavoro, soprattutto quello dei giovani. Poi serve rivalutare il centro storico garantendo tutti quei servizi che spingano la gente ad abitarlo. Dobbiamo recuperare il Poggino e migliorare la qualità della vita a partire dalla valorizzazione dei beni comuni come l’acqua, il cibo e il suolo. Infine bisogna riconquistare il rapporto con le frazioni. Dobbiamo attivarci per favorire l’integrazione nella vita politica, sociale e amministrativa della società”.

Come sarà organizzata la sua campagna elettorale da qui al 7 aprile, giorno del voto?
“Cercherò di coinvolgere in questo tipo di processo democratico gli amici e quelle parti della città che sono deluse dal centrodestra e quindi anche dal centrosinistra. Le primarie non sono un vero scontro tra i candidati, perché poi alla fine chi ne esce sconfitto dovrà sostenere il vincitore.

Siamo tre candidati con tre diversi modi di proporsi e dobbiamo farlo senza conflitti che sono inutili. Ho sempre sostenuto che l’importante non è vincere le primarie, ma il comune. Dopo questo confronto, tutto deve essere funzionale a ricucire una squadra che poi possa proporsi alla guida di Palazzo dei Priori. Non ci dobbiamo dividere sulle primarie per poi perder la battaglia elettorale di maggio”.

In caso di sconfitta, come si comporterà? Sosterrà il vincitore?
“E’ chiaro – conclude Michelini -. Ho sottoscritto un accordo e non ho problemi a porre fede a questo patto. Quello che prevede il regolamento sarà rispettato. Precedentemente ho solo chiesto che venisse allargata la partecipazione ad elettori e candidati per poter rappresentare anche movimenti civici. La cosa è stata accettata e ora mi adeguo”.

Come ha fatto notare il nostro notista Miyamoto Musashi, è ancora presidente della Coldiretti. Si dimetterà?
“Ho detto che lo avrei fatto, e oggi nel corso del consiglio, lascerò l’incarico. Mi dispiace, ma è comunque è una storia che non finisce. La passione sindacale per i problemi dell’agricoltura resta, forse più di prima. Finisce un ruolo di rappresentanza, ma continuerò a sentirmi parte di una condivisione di progetti, che è il più grande insegnamento offerto dalla Coldiretti. Non ho rimpianti”.

Paola Pierdomenico


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