Riceviamo e pubblichiamo – Il panorama politico viterbese somiglia a quelle nature morte di improbabili quadri venduti nei mercati rionali. Si ripresentano alle comunali facce usate, vintage e nuovissime in cerca di un posto al sole.
Proposte, slogan, programmi? Poca roba. Assisto a sempre più frequenti salti della quaglia e a dichiarazioni di intenti impresentabili. Poi spunta Filippo Rossi e in una sorta di trance artistica ideologica mai abbastanza controllata, propone un museo sui conclavi.
Qui non si tratta di sfascismo, ma il signor Rossi non si rende conto – ma dove vive? – che in tempi di crisi, crisi epocale, investire denaro – ma chi te li dà ‘sti soldi? – in opere come quella museale, è idea improvvida quanto peregrina.
Famiglie monoreddito in gravi difficoltà, piccole imprese che scompaiono, negozianti alla frutta, strade in disfacimento, servizi pubblici inadeguati e a Viterbo che cosa si dovrebbe realizzare? Un altro museo. Ma per favore.
Avremmo bisogno di un depurificatore dell’acqua, la cui mancanza sta costando caro a noi cittadini, sia come qualità di vita ché economicamente e mai, dico mai una idea da parte del sindaco, per esempio, di una raccolta fondi da chi ce li ha – una cordata di banche, notabili, palazzinari – per risolvere il vergognoso disservizio dell’acqua corrente.
L’arsenico non c’è soltanto nelle fonti, è presente pure nelle teste di certi politicanti. Che cosa fanno i viterbesi parlamentari, Fioroni, Allegrini, oltre a pretendere voti e godere di privilegi non sudati?
Il signor Rossi, orfano dei futuristi – i panda stanno raccogliendo firme contro l’estinzione di Futuro e Libertà dalla faccia della Terra – e dello statista Fini – navigatore a vista della politica italiana ora approdato – è in piena campagna elettorale per Palazzo dei Priori, e si sa, la propaganda è l’anima, deboluccia, della politica raffazzonata, webbista e movimentista.
La cultura è l’arte della memoria, è la fibra e la forma di un popolo, ma non può essere contrabbandata a fini elettorali. I nostri musei sono deserti e disertati, le tombe etrusche usate come vespasiani e discariche, i librai 11 mesi all’anno (escludendo settembre con la vendita dello scolastico) pettinano le bambole, e, va detto, se non fosse proprio Filippo Rossi con la sua Caffeina, un fiore all’occhiello cittadino, la città sarebbe un parcheggio-dormitorio.
Caro signor Rossi, la nostra amata città ha sì bisogno che la cultura decolli, ma temo che faccia la fine dell’aeroporto, appunto, se ci limitiamo ai soli proclami irrealistici.
Riqualifichiamo le eccellenze della Tuscia: il turismo, i musei, le attività quali mostre, mercati, feste e sagre, proviamo ad istituire un titolo di credito locale garantito dal comune, sensibilizziamo tutti ad una nuova forma di azionariato popolare per i grandi eventi, quali concerti e sport.
Ci vogliono progetti fattibili, con risultati a breve e medio termine. Non si può più aspettare e le chiacchiere stanno a zero.
Angelo Ciccarella
