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(s.m.) – Un’altra storia di feroci liti di coppia. Un’altra donna disperata in aula.
E’ l’ennesimo processo per maltrattamenti in famiglia, quello svoltosi ieri mattina, al tribunale di Viterbo.
Lei, una donna di circa quarant’anni, è parte civile contro il marito, accusato di averla ripetutamente picchiata, insultata e minacciata. Fatti che sarebbero avvenuti a Ronciglione tra il 2009 e il 2010.
“Non si poteva più vivere così – ha raccontato lei in aula, davanti al giudice Rita Cialoni -. Era sempre ubriaco e mi chiedeva soldi in continuazione”.
La coppia viveva a Ronciglione. All’inizio della loro conoscenza, sembra andare tutto bene. Ma dopo un po’, iniziano i problemi. “Lui non lavorava. Inizialmente mi diceva che un lavoro ce l’aveva, ma se anche fosse, ha smesso quasi subito. Lo dovevo mantenere io. Campava sulle mie spalle e non faceva altro che maltrattarmi”.
La signora racconta delle corse al pronto soccorso e delle continue violenze fisiche e verbali.
Prosegue spedita. Si inoltra fin nelle pieghe più dolorose del suo rapporto col marito. Poi, però si blocca. Le lacrime le salgono agli occhi e piange amaramente.
“Me ne diceva di tutti i colori – singhiozza -. Bastarda, infame, mi fai schifo, te ne devi andare. Si lamentava della nostra vita sessuale. Diceva che si sarebbe trovato un amante”. E quando passava alle vie di fatto, racconta, era anche peggio.
“Mi dovevo chiudere in camera, per stare al sicuro. E’ capitato che mi spingesse sul letto per avere rapporti sessuali. Ho sporto tre denunce tra la metà del 2009 e l’inizio del 2010. A luglio mi ha dato un morso a una gamba e mi ha scaraventata giù per le scale, sputandomi e prendendomi a calci. A novembre ho preso altri calci, schiaffi e spinte. E infine a gennaio, sempre per le stesse cose”.
L’uomo viene prima colpito da un provvedimento di allontanamento dalla casa familiare. Poi scatta l’arresto per maltrattamenti in famiglia, lesioni e resistenza a pubblico ufficiale. Gli stessi reati di cui deve rispondere al processo.
Lei è assistita dall’avvocato Daniele Nobili. Il marito da Pier Paolo Grazini. Sul banco dei testimoni, ieri mattina, anche il carabiniere spintonato dall’uomo durante l’arresto. Il militare riportò escoriazioni al braccio e all’arcata sopracciliare.
L’udienza è aggiornata a settembre.
