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– Acqua, nella Tuscia appena tre dearsenificatori su 82 previsti.
L’emergenza arsenico nella provincia di Viterbo, scattata già da due mesi dopo che l’Unione europea aveva stabilito il 31 dicembre 2012 come termine ultimo per mettersi in regola, è ancora molto lontano dall’esser risolta.
In tutta la Tuscia i comuni fuorilegge sono 42 su 60, una media altissima che costringe tantissimi cittadini a recarsi ogni giorno ai distributori di acqua dearsenificata messi a disposizione dei sindaci che, nel frattempo, hanno dovuto emanare ordinanze di non potabilità.
I potabilizzatori definitivi che secondo il programma devono essere installati in provincia sono 82, ma finora soltanto tre sono stati realizzati: uno a Viterbo, uno nella frazione di San Martino al Cimino e uno a Vetralla.
A breve arriveranno uno a Nepi, Capranica, Tobia e un altro a Vetralla. Poi se ne riparlerà entro giugno 2013 e a fine 2014.
Il problema, invece, è noto da più di dieci anni, dal 2001 per la precisione, quando è stata recepita la direttiva europea che fissava a 10 microgrammi per litro il limite massimo di l’arsenico nell’acqua.
Negli anni sono state chieste e ottenute tre deroghe, fino all’ultimatum del 31 dicembre 2012, quando il commissario straordinario per l’emergenza, individuato dal governo nell’ex presidente della Regione Lazio Renata Polverini, avrebbe dovuto realizzare gli impianti necessari con fondi propri.
12 milioni furono subito stanziati per 33 potabilizzatori in 16 comuni dove la concentrazione supera i 20 microgrammi di arsenico per litro, 14 dei quali ultimati e i restanti 19 pronti entro il 30 aprile.
Nelle zone in cui l’arsenico è tra 10 e 20, invece, sono stati garantiti 24 milioni di euro per 49 potabilizzatori in 35 comuni.
Ma in tanti, anzi in tantissimi, sono ancora costretti ogni giorni a fare file alle cosiddette casette dell’acqua.
