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Oltre quattro milioni per l’emergenza arsenico a Viterbo

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Paolo Equitani, Marcello Meroi, Giulio Marini, Marco Fedele

Il sindaco Giulio Marini

Il presidente della Talete, Marco Fedele

Il presidente della Provincia, Marcello Meroi

Il vice presidente della Provincia, Paolo Equitani

– Emergenza arsenico, il tempo stringe ma Viterbo c’è. Nella primavera 2014 il Comune avrà realizzato tutti gli otto dearsenificatori previsti. Perfettamente in linea con le scadenze fissate dalla Regione Lazio.

Ieri mattina, la presentazione della mappa degli impianti. Presenti il sindaco Giulio Marini, il presidente della provincia Marcello Meroi, il vice presidente Paolo Equitani e il presidente della Talete Marco Fedele.

Prima fase della messa in funzione dei dearsenificatori quasi ultimata. E’ quella più urgente: i quattro impianti, due già in funzione e due di prossima attivazione, agiranno nelle zone con concentrazioni di arsenico superiori ai 20 microgrammi per litro.

Sono attivi da ottobre quello di Bagnaia in località Montecchio e da luglio dello stesso anno quello di San Martino, in località campo sportivo. Entro una quindicina di giorni dovrebbe entrare in funzione anche quello di Tobia in località Canale e ad aprile quello di Castel D’Asso in località Pidocchio. Spesa: circa 720 mila euro. Tempo massimo fissato dalla Regione: 30 giugno 2013.

La seconda fase, per concentrazioni di arsenico tra i 10 e i 20 microgrammi per litro, prevede la realizzazione di altri quattro impianti: Monte Iugo, Sorgente Capelacqua, Sorgenti Le Vene e Pozzi Bisenzio.

“L’analisi delle offerte economiche si concluderà entro la fine di marzo – spiega il presidente della Talete Fedele –. Ad aprile si procederà con l’aggiudicazione della gara”. La ditta vincitrice ha tempo un anno esatto – fino all’aprile 2014 – per ultimare i lavori. Otto mesi prima del termine ultimo imposto dalla Regione (31 dicembre 2014).

Il costo della seconda fase è di tre milioni di euro. Con i 720mila euro della prima, fa un totale di 4,2 milioni.

“Con il progetto iniziale del piano di miscelazione tra acque a basso valore di arsenico e quelle dell’Ato (ndr. con valori di arsenico sopra la norma)  – dice Equitani – si sarebbe potuta evitare la realizzazione di numerosi impianti di dearsenificazione e si sarebbero potuti risparmiare moltissimi soldi. Ma la Regione non approvò”.

Ma sui costi anche i cittadini dicono la loro e sono le bollette a parlare.

“Tra le richieste che più spesso arrivano dai cittadini – spiega Meroi – c’è la questione della riduzione del costo della bolletta. Per i cittadini che non possono usufruire dell’acqua in tutta la sua integrità si doveva ridurre la bolletta del 50%, ma le sentenze sulla questione sono cambiate, con percentuali rifatte in proporzione al consumo medio dell’acqua potabile che si usa solo per cucinare e per bere. Ma in questo modo la percentuale è quasi nulla.

I cittadini – continua il presidente della Provincia – hanno ragione perché a loro non interessano le motivazioni sulle responsabilità ma vogliono solo pagare un prodotto che sia a norma e così non è. Vedere la fila alle fontanelle è degradante. Siccome la Regione – conclude – ha lasciato passare troppo tempo per trovare la soluzione ora si deve fare carico della quota che i cittadini non si devono sobbarcare”.

Tra le novità del progetto Talete presentato stamani fa parte anche la diffusione di cartografie informative con la ripartizione del territorio, le varie fontane di approvvigionamento con il relativo tasso di arsenico e fluoro e l’indicazione di tutte le casette dell’acqua.

“Le casette – precisa Marini – vengono controllate e monitorate continuamente. E non è vero che ci sono costate milioni di euro. A noi è costato solo l’allaccio all’acqua, alla rete idroelettrica e alla rete fognaria. Il resto viene pagato con gli 0,05 centesimi dell’acqua minerale”.

Dove sono dislocate le casette? A Viterbo in Largo Mario di Lecce (zona Riello), largo Atleti azzurri d’Italia (via Monti Cimini), via dei Bersaglieri; a Tobia in piazza del Fontanile e a Grotte Santo Stefano in piazza del Mercato.

In più ci sarà un vero e proprio stradario delle vie con l’indicazione delle sorgenti da cui sono servite e le quantità di arsenico e fluoro laddove non sia comprensibile dalla cartografia.

Il tutto è reperibile sul sito della Talete e, da domani anche sul sito del Comune con una sezione studiata ad hoc. Ma la cartografia sarà distribuita anche ai medici di base, a Belcolle, alle case di riposo e alle farmacie.

Inoltre le fontanelle saranno dotate di cartellini di indicazione di acqua non potabile scritti in italiano e in inglese. Saranno consegnati e affissi entro qualche giorno e andranno a sostituire quelli cartacei provvisori che sono già presenti.

Elisa Cappelli
Stefania Moretti


La nota di Palazzo dei Priori

Riceviamo e pubblichiamo – “Se il problema si rimanda, non si risolve da solo. Se la questione arsenico fosse stata risolta a suo tempo, oggi non ci troveremmo in emergenza. E purtroppo questa città, come tante altre del Lazio, si trova ad affrontare e gestire una criticità che poteva e doveva essere risolta nel momento stesso in cui fu presa in esame”.

A sostenerlo il sindaco Giulio Marini che questa mattina, insieme al presidente della Provincia Meroi, all’assessore provinciale all’Ambiente Paolo Equitani e al presidente Talete Marco Fedele, ha tenuto una conferenza stampa sull’emergenza arsenico.

“Nel 2008, con tanto di protocollo di intesa, la Regione Lazio, “si impegnava a definire le linee progettuali e attuative per la realizzazione delle opere comprensoriale rispetto al decreto legislativo 31/2001, e ad attuare, in particolare, l’intervento relativo alla realizzazione di un’opera di presa e di sollevamento e potabilizzazione per l’adduzione idropotabile al serbatoio e alle reti a servizio dei Comuni del quadrante Nord Est del lago di Bolsena e quelli a Sud Ovest, a gravità 1° stralcio, con finanziamento integralmente a carico della Regione stessa. Nel 2008, se le cose fossero andate come da programma, si sarebbe potuto risolvere il tutto con un intervento di miscelazione delle acque, evitando la realizzazione di numerosi impianti di dearsenificazione con conseguenti costi di istallazione e gestione, nonché quelli legati alle disfunzioni impiantistiche.

Un progetto intelligente, con minori costi, seppur con tempi più lunghi di avviamento. Tale è rimasto, un progetto in fase di bozza, su carta. Il rinvio della problematica ha portato nel 2011 a quella che ormai aveva tutti i caratteri dell’emergenza. L’amministrazione regionale del 2011 si è fatta carico della risoluzione immediata del problema, avocando a sé i poteri commissariali per lo stato di emergenza e destinando le somme già stanziate per la realizzazione di impianti di trattamento, da suddividere in due fasi: la prima, da avviare immediatamente, in quelle zone dove le concentrazioni di arsenico risultavano superiori a 20 microgrammi per litro, la seconda da avviare entro il 2011 e terminare entro il 2012, nelle zone in cui le concentrazioni risultavano comprese tra 10 e 20 microgrammi. I tempi per la miscelazione non erano più sufficienti, bisognava intervenire direttamente sui pozzi con i dearsenificatori.

I disagi ci sono – continua il sindaco – pertanto ritengo opportuno che il cittadino paghi una tariffa ridotta per la fornitura di acqua non utilizzabile per il consumo umano. Ricordo che i primi giorni del 2013 chiesi subito al presidente Ato la convocazione dell’assemblea proprio per discutere della rimodulazione delle tariffe. Ebbene, la convocazione c’è stata per ben due volte, l’ultima proprio qualche giorno fa. È facile per alcuni amministratori dire “abbattiamo la tariffa”, finire sui giornali con conseguenti consensi e poi non intervenire nelle sedi opportune per dare seguito alle parole. In 12 eravamo presenti e pronti a procedere se il numero legale dei presenti fosse stato valido. Anche sul discorso tariffe – prosegue ancora Marini – la Regione dovrà dare una risposta per il superamento di questo disagio, andando a coprire la quota che dovrà essere detratta sulle bollette. In questi mesi, il Comune di Viterbo ha provveduto all’istallazione di cinque casette dell’acqua.

E qui ribadisco: non sono stati spesi migliaia di euro per tali distributori come qualcuno in maniera non veritiera ha urlato e sostenuto in occasione di pubbliche assemblee. Le casette hanno avuto un costo per l’allaccio idrico, elettrico e fognario. Il costo per la casetta è quello sostenuto da ogni comune con il nostro problema. Quanto ai dearsenificatori, dei quattro necessari per coprire la prima fascia, quella con concentrazione di arsenico compresa tra i 20 e i 50, due sono in funzione da mesi. Mi riferisco a quello installato in località Campo Sportivo a San Martino e l’altro, a Bagnaia, in località Montecchio. Gli altri due, quello in località Canale a Tobia, entrerà in funzione entro marzo, il quarto, in località Pidocchio, il mese successivo. Entro aprile avremo chiuso la prima fase, il cui costo è pari a 720 mila euro. Gli altri dearsenificatori, quelli della “seconda fase”, vale a dire quelli che interverranno sui pozzi con acqua con concentrazione di arsenico compresa tra 10 e 20 microgrammi per litro, riguarderanno Monte Iugo, Sorgente Capelacqua, Sorgenti Le Vene e Pozzi Bisenzio, per un costo di circa 3 milioni e mezzo.

Complessivamente 4 milioni e duecento mila euro. Una somma che il Comune di Viterbo non avrebbe mai potuto spendere. E non perché è il Comune di Viterbo, ma perché è come gran parte dei comuni italiani. Bloccato. Ingessato a causa di un Patto di stabilità che non consente un margine di autonomia. Nelle casse comunali di Palazzo dei Priori ci sono ben 24 milioni e 800 mila euro che non possono essere spesi. E come noi ci sono gran parte dei comuni italiani. E cosa vediamo poi? Che chi dovrebbe governare il Paese non ha previsto tra i primi 8 punti del programma l’allentamento del Patto di stabilità. Un’assurdità che condanna e blocca le amministrazioni per i prossimi anni. E ritorno dunque alla nostra questione: un Comune non ha la forza economica e finanziaria per far fronte ad una simile emergenza, di tale entità. E nemmeno una Provincia.

In tutta questa vicenda è facile criticare chi sta facendo – aggiunge Marini -. Chi non ha fatto ormai è passato, noi stiamo qui a tamponare un’emergenza e a scontare il continuo rimpallo di responsabilità da un’amministrazione regionale all’altra. Tutto quello che potevamo fare come Comune lo abbiamo fatto”.

E alle parole del sindaco Marini si è allacciato l’assessore provinciale all’Ambiente Paolo Equitani che ha aggiunto: “Sulla questione arsenico stiamo scontando i colpevoli ritardi delle giunte regionali che si sono susseguite nell’ultimo decennio. Quando nel 2010 si è insediata la nostra amministrazione provinciale abbiamo predisposto un vero e proprio libro bianco per denunciare le criticità riscontrate nei comuni a ridosso dell’entrata in vigore della direttiva europea che abbassava i parametri dell’arsenico. Suggerimmo come soluzione il ricorso alla miscelazione – puntualizza l’assessore Equitani entrando nel dettaglio – attraverso l’immissione nelle reti idriche dell’acqua proveniente dal bacino del lago di Bolsena a bassa concentrazione di arsenico al posto di quella fornita dai pozzi, in modo da ottenere un consistente abbassamento dei parametri.

Ma dalla Regione ci fu poi risposto che questa ipotesi non era percorribile e si è preferito il ricorso ai dearsenificatori con un maggior impiego di tempo e di denaro. Certo, se chi di dovere si fosse mosso prima oggi non saremmo qui a discutere di queste problematiche. Ad ogni modo tutto quello che in questi due anni c’era da fare è stato fatto sia a livello regionale che provinciale e comunale. Domani andrò in Regione per avere un quadro preciso e dettagliato sullo stato dell’arte e sull’avanzamento dei lavori di realizzazione dei dearsenificatori su tutto il territorio. Chiederemo anche alla Regione di farsi carico di coprire i costi della tariffa nella parte riguardante le limitazioni all’utilizzo dell’acqua per uso umano, consentendo così all’Ato di abbassare il costo della bolletta per le famiglie viterbesi già sufficientemente e colpevolmente penalizzate”.

Intanto Talete sta portando avanti i vari interventi sul territorio. Tra questi, rientra anche “il rinnovo della condotta proveniente da Villa Immacolata per il miglioramento della qualità delle acque in distribuzione nella frazione di San Martino – ha spiegato il presidente Marco Fedele. A livello informativo per l’utenza, abbiamo realizzato la zonizzazione delle reti idriche cittadine con il relativo stradario, in modo da fornire, via per via, concentrazione di arsenico, serbatoio di riferimento, fonti di somministrazione alternative, come fontane pubbliche e casette dell’acqua.

Il tutto è stato distribuito a studi medici, farmacie, ospedali, a case di cura e affisso negli spazi comunali. Tra pochi giorni procederemo infine a munire le fontane pubbliche di apposite targhette che, in lingua italiana e inglese, indicheranno alla cittadinanza, ma anche ai turisti, la potabilità dell’acqua”.

Comune di Viterbo


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