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Omicidio Zappa, il figlio Gianluca: Giustizia è fatta

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Ausonio Zappa

Ausonio Zappa

Cosmin Petrut Oprea

Cosmin Petrut Oprea

Adrian Nicusor Saracil

Adrian Nicusor Saracil

Alexandru Petrica Trifan, 20enne

Alexandru Petrica Trifan

Daniel Ionut Oprea, 25enne

Daniel Ionel Oprea

– Non ci sono stati colpi di scena.

Quella pronunciata ieri sera dal gup Salvatore Fanti per l’omicidio Zappa era la sentenza che tutti si aspettavano: l’accusa, la difesa e la città intera, che meno di un anno fa fu sconvolta da quell’aggressione barbara tramutatasi in pochi giorni in omicidio.

Il 20enne Cosmin Oprea e il 23enne Adrian Nicusor Saracil sono stati condannati all’ergastolo per aver ridotto in fin di vita l’82enne Ausonio Zappa, che li aveva sorpresi di notte nella sua villetta a Bagnaia, in strada Romana.

I due si accanirono sull’anziano professore con una violenza tale che, dieci giorni dopo, il suo cuore smise di battere per sempre.

Pene più leggere per i due ragazzi della banda che rimasero fuori in macchina a fare da palo: sedici anni al 21enne Alexandru Petrica Trifan e dodici anni al 26enne Daniel Ionel Oprea.

Una sentenza che quasi ricalca le richieste del pm Paola Conti. Ci sono, infatti, gli ergastoli per i due giovani considerati esecutori materiali del delitto e c’è soltanto una leggera riduzione, rispetto alle pene richieste, per i due rimasti fuori dalla villetta: sedici anni invece di venti per Trifan e dodici invece di diciotto per Daniel Oprea.

“E’ la sentenza che ci aspettavamo” commentano tutti al termine dell’udienza. Lo sostengono, con motivazioni ovviamente diverse, sia l’accusa che la difesa.

“Non posso che essere soddisfatta – dice il pubblico ministero Paola Conti -. Volevamo questa sentenza perché questa era la giusta sentenza“.

D’accordo anche uno dei figli della vittima, Gianluca Zappa. “E’ la dimostrazione che la giustizia in Italia esiste e funziona – commenta -. Il processo si è svolto in tempi record. Si è concluso a meno di un anno da quella terribile notte con una decisione corretta. Non posso certo dire che abbiamo vinto, perché in una storia del genere non vince nessuno, ma almeno loro hanno quello che si meritano. E’ stata fatta giustizia”.

La sentenza non ha stupito nemmeno gli avvocati difensori dei quattro imputati. “Ce l’aspettavamo – dichiara Marina Bernini, legale di Cosmin Oprea -. Ma bisognerebbe riflettere bene su una cosa: questa è la decisione giusta per la città, per quello che si aspettavano dall’esterno, ma non per loro, non per quei quattro ragazzi. Faremo sicuramente appello”.

Ancora più lapidario l’avvocato Massimo Rao Camemi. “E’ una sentenza che non c’entra niente con il diritto – commenta il legale di Adrian Nicusor Saracil -. E’ ingiusta, del tutto sballata, forse la più ingiusta che abbia mai ascoltato. E poi, chi l’ha detto che ha colpito lui? Sono stati dati due ergastoli senza sapere con precisione chi abbia agito e come. Forse all’appello avremo un giudizio più asettico, qui non lo è proprio stato”.

Duro colpo anche per i difensori dei due ragazzi che non hanno partecipato materialmente all’aggressione. “Hanno ricalcato le richieste del pubblico ministero – dice Marco Russo, legale di Alexandru Petrica Trifan – riconoscendo il concorso anomalo ossia considerando il mio assistito colpevole quasi come i due entrati nella villa, perché doveva poter immaginare che all’interno si potesse compiere un delitto. Farò sicuramente appello, lì faremo valere le nostre ragioni”.

“E’ una sentenza che risponde all’opinione pubblica – gli fa eco Roberto Delfino, avvocato di Daniel Ionel Oprea -. Lo sapevamo che sarebbe andata così. Questa storia ha avuto una risonanza esagerata in una città come Viterbo, estranea a fatti di questo genere. In appello si risolverà con una decisione rispondente all’episodio e non ai suoi strascichi sociali”.

Quanto alle parti civili, il gup Salvatore Fanti ha disposto come provvisionali la cifra di cinquemila euro di risarcimento al Comune di Viterbo, rappresentato dall’avvocato Francesca Bufalini per il furto che i quattro ragazzi tentarono alla scuola Canevari la stessa notte dell’aggressione a Zappa, e duecentomila euro ai familiari della vittima, rappresentati dall’avvocato Andrea Danti.

I quattro giovani romeni hanno assistito impassibili, ma con gli occhi rossi e pieni di lacrime, alla sentenza del giudice, arrivata alle 18,30 dopo due ore di camera di consiglio e alla fine di un’udienza fiume che si è protratta per tutta la giornata, dalle 9 del mattino.

Un processo in tempi record con una sentenza pronunciata a meno di un anno da quella tragica notte tra il 27 e il 28 marzo del 2012. Il rito abbreviato ha infatti permesso tempi velocissimi e concesso uno sconto di pena per i quattro ragazzi.

Ai due condannati all’ergastolo è stato tolto l’isolamento diurno, mentre i rispettivi sedici e dodici anni degli altri due giovani sono il risultato della pena decisa dal giudice scontata di un terzo.

Ora, mentre gli avvocati dei quattro condannati sono già con la mente al ricorso in appello, uno dei figli dell’anziano professore, Gianluca Zappa, più che alla sentenza del processo vuole pensare in un altro modo a suo padre.

“Ringrazio tutti quelli che ci sono stati vicini in questa terribile vicenda – dice commosso – ma ora invece di pensare a quello che hanno fatto a mio padre questi balordi io voglio pensare a quante cose belle ha fatto lui quando era in vita. Presto, probabilmente in occasione dell’anniversario della sua morte, organizzeremo un incontro con tutti coloro che lo conoscevano, che gli volevano bene e che ricordano quanto di prezioso ha regalato alla città di Viterbo. Basta parlare della violenza con cui è si è conclusa la sua esistenza su questa Terra, lui ci ha lasciato molto, ma molto di più”.

Francesca Buzzi


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