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Potabilizzatori con i soldi delle bollette già pagate

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Allarme arsenico nell'acqua

Riceviamo e pubblichiamo – Scrivo perché mi piacerebbe rendere partecipi altri cittadini della provincia di Viterbo di un’iniziativa di cui mi sono fatta promotrice riguardo i problemi derivanti dalla nostra acqua di rete, che nella Tuscia stanno mettendo in serio pericolo la salute degli abitanti, molti dei quali non sono stati sufficientemente informati della reale situazione di pericolo.

Dopo una seria e approfondita ricerca (ho trasferito da pochi mesi la mia residenza da Roma a Graffignano e quindi non ero al corrente di quanto stesse accadendo), ho deciso di raccogliere delle firme nel mio paese per ottenere l’installazione anticipata, rispetto ai tempi concessi dalla Regione Lazio, di un impianto di depurazione che consentisse l’erogazione di acqua potabile in tutte le case, senza dover attendere i lunghi tempi previsti, proprio con i fondi ricavati dal pagamento di quelle famigerate bollette di acqua non potabile, fatturata come se lo fosse.

Dopo le deroghe concesse dalla commissione europea, dal primo gennaio di quest’anno i comuni interessati sono stati obbligati a rendere di pubblico dominio, a mio parere in modo assolutamente poco esaustivo, con l’affissione di un’ordinanza di sette pagine – compresi allegati – sui banconi di qualche negozio e nella bacheca del palazzo comunale, sommersa e/o circondata da un mare di altri fogli e comunicazioni, alcune vecchie di mesi, che l’acqua che tutti o quasi ritenevano potabile e utilizzavano quindi come tale era invece da sempre altamente tossica.

Nonostante le autorità fossero ormai da anni al corrente di questo stato di cose, l’unico provvedimento preso nell’immediato è stato quello di stabilire dei termini temporali che non fanno altro che prolungare ulteriormente (giugno 2013 nei casi di maggiori concentrazioni di arsenico e dicembre 2014 per quelle meno elevate e per le acque contenenti fluoruri) l’installazione degli impianti, consentendo nel frattempo ai cittadini un “adeguato” approvvigionamento idrico di acqua conforme al decreto legislativo che impone i nuovi limiti per le acque destinate al consumo umano. Tale “adeguatezza”, secondo la nota Ausl Vt del 28 dicembre 2012, dovrà essere di “almeno 5-6 litri per abitante al giorno”.

La serie di ordinanze e note emesse una dopo l’altra da Regione Lazio, Ausl, commissione europea, Iss, Ato, comuni e chi più ne ha più ne metta, non ha fatto altro che creare ulteriore confusione su quanto sia o non sia consentito fare con l’acqua dei nostri rubinetti:

– uso consentito per il lavaggio di frutta e verdura ma solo a patto di effettuare l’ultimo risciacquo con acqua potabile che però non viene specificato come reperire;

– sulla nota Ato indirizzata a sindaci, Ausl e gestori degli impianti idrici viene precisato che “valutazioni ampiamente cautelative indicano l’assenza di rischi correlati all’utilizzo limitato di acqua per il lavaggio dei denti e del cavo orale” mentre le limitazioni d’uso raccomandate dall’Iss recitano “divieto d’uso per pratiche di igiene personale che comportino ingestione anche limitata di acqua (lavaggio denti e cavo orale)”;

–  uso consentito per igiene personale (esempio doccia) “tranne nei casi di presenza di specifiche patologie cutanee”. Significa forse che chi soffre di eczema, psoriasi ecc. non dovrà più lavarsi, se rientrante nella fase II del provvedimento, fino alla fine del 2014 oppure provvedere con quei 5-6 litri di approvvigionamento che ancora non tutti i Comuni hanno garantito e con i quali dovremmo anche riuscire a cucinare, bere, sciacquare la verdura e cuocere la pasta? Vista la percentuale di incidenza di tali patologie stiamo rischiando che un quinto della popolazione si trovi costretta a scegliere tra “puzzare” (perdonate il francesismo) oppure rischiare il cancro per motivi di dignità.

– “divieto di impiego da parte delle imprese alimentari”, punto. Senza stabilire un termine preciso, significa che la mattina ci laveremo i denti con l’acqua minerale per poi andarci a gustare al bar un ricco caffè a base di arsenico e, a pranzo, assaporare un pezzo di pane lavorato con i fluoruri;

– per quanto riguarda invece lo scarico dei WC ci hanno assicurato di poter stare tranquilli.

Non riuscendo a trovare alcun modo per interpretare quanto sopra e sulla base delle succitate ricerche da me effettuate, ho elaborato due note informative, una riguardante una dettagliata spiegazione su tutto quanto accaduto dai tempi delle deroghe fino al 31 dicembre dello scorso anno e l’altra che illustra tutte le conseguenze che l’uso di quest’acqua provoca alla nostra salute (compilata consultando siti medici, italiani e non, menzionandone le fonti).

Ho così raccolto 102 firme, costituendo un comitato del mio comune e indirizzando una raccomandata contenente la mia proposta, con le firme raccolte, al Comune di Graffignano, alla Prefettura di Viterbo, al difensore civico di Viterbo, alla Ausl di Viterbo e alla Regione Lazio chiedendo a ognuno dei destinatari, per quanto di propria competenza, un sollecito intervento che assicuri un servizio che rispetti il diritto alla salute.

Mi sono poi presa la libertà di far analizzare per mio conto un campione di acqua di Graffignano per confrontarlo con i risultati indicati sul sito della Ausl di Viterbo, secondo le analisi condotte dall’agenzia regionale protezione ambientale del Lazio e da cui è emerso quanto segue:

– il 5 gennaio il sito della Ausl indicava livelli di fluoruri di 1,96 mg. per litro

– il 5 febbraio le analisi da me commissionate a FEM2 – Ambiente SRL indicavano fluoruri per 1,7 mg/l

– ad oggi il sito Ausl indica livelli di 2,04/l.

Da qui si evince che i livelli, nel caso di Graffignano di fluoruri ma penso lo stesso accada anche per i paesi vittime dell’arsenico, oltre ad essere notevolmente superiori a quelli consentiti, sono soggetti a continue oscillazioni che a momenti rendono ancora più pericoloso l’utilizzo delle acque che li contengono.

Per questo avrei piacere, se possibile e con la vostra collaborazione, di pubblicizzare la mia iniziativa e coinvolgere i cittadini di altre località interessate per ottenere che, anziché puntare a una riduzione delle tariffe dell’acqua (che sempre tossica resterebbe) o intraprendere sterili denunce che comporterebbero solo ulteriori perdite di tempo e di denaro, le somme corrispondenti al regolare pagamento delle forniture acqua vengano investite nella immediata installazione  degli impianti necessari alla potabilizzazione.

Tiziana Mariottini
Graffignano


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