![]() Viterbo |
– Direttore,
leggo da più parti che, come d’incanto, il sindaco Giulio Marini sta presentando progetti su progetti per la città. Tutto questo si spiega con una sola parola: elezioni. Tre mesi per far vedere che questa amministrazione “fa”. D’accordo, fa parte del gioco.
Non voglio polemizzare: sono portata sempre a vedere cosa si può trarre di buono da ogni situazione, cosa si può fare per migliorare, e quindi voglio soffermarmi su uno degli argomenti trattati dal primo cittadino negli ultimi giorni: il recupero delle mura.
Perché credo sia giusto dibattere su uno dei monumenti più straordinari della nostra città, che come tanti altri non abbiamo saputo sfruttare al meglio.
Chi parla di recuperare le mura viterbesi non può chiudere gli occhi su una serie di situazioni di degrado. Non può prescindere dall’eliminare una volta per tutte ogni abusivismo che minaccia le mura di Viterbo. Mi sono fatta un giro intorno alla cinta, osservando varie negatività. Ne elenco alcune:
1) il tratto da Porta Romana a Porta San Leonardo, costellato di finestre e finestrelle di abitazioni
2) l’abbandono totale delle aree circostanti alla chiesa di Santa Maria delle Fortezze
3) le costruzioni (spesso baracche o poco più) addossate alle mura nel tratto da Porta San Pietro a Porta del Carmine
4) l’inaccessibilità delle mura parallele a via Vico Squarano
5) Porta Faul in condizioni pietose, tra le porte cittadine è quella tenuta nelle peggiori condizioni
6) le mura lungo Via del Pilastro anch’esse piene di costruzioni addossate
7) Le tettoie, le antenne e i comignoli che spuntano dalle mura tra Porta della Verità e Porta Romana
E sicuramente qualcuna mi è sfuggita. Molte di queste situazioni sono ormai vecchissime. E’ ora di cancellarle. Chiedo dunque al Comune le vostre intenzioni di recupero (già finanziate, a quanto pare) prevedono l’eliminazione di qualcuno dei problemi elencati sopra oppure, come è stato negli anni scorsi, si limiteranno a qualche intervento sporadico per estirpare erbacce e cementare un po’ di pietre?
In precedenza Viterbo ha dimostrato di non amare le proprie mura: purtroppo ricordo sempre l’orribile ricostruzione del tratto di mura crollato a Porta Fiorita nel 1997, quando furono usati blocchetti di pietra come quelli delle recinzioni delle ville, senza alcun rispetto per la storia.
Le mura di Viterbo, spesso associate a un significato di chiusura verso il mondo esterno, se opportunamente recuperate e valorizzate possono essere invece uno straordinario simbolo di apertura al turismo che finalmente renderebbe onore alla nostra città.
Chiara Martiri
