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– Hanno tirato un sasso contro il vetro di una macchina, mentre il proprietario stava dormendo all’interno. L’uomo, per fortuna, non si è fatto niente. Ma si è ritrovato il parabrezza della sua Mercedes Classe B fracassato. Ha preso la targa dei vandali e li ha rintracciati.
Succedeva a Ronciglione, nel 2009. Per tre su quattro, ancora minorenni, il processo si è tenuto al tribunale dei minori ed è finito quando l’uomo ha ritirato la denuncia.
Per il quarto, l’unico maggiorenne che guidava l’auto con cui i ragazzi sono fuggiti, la vicenda si è conclusa ieri. Assolto dall’accusa di danneggiamento per non aver commesso il fatto.
Non solo non era stato lui a lanciare il sasso, ma stentava a capire cos’era successo.
“Eravamo andati alla zona artigianale con tre amici – ha spiegato ieri in aula -. Uno è rimasto con me in macchina ad ascoltare musica. Gli altri due sono usciti, ma dopo un po’ sono rientrati di corsa”. “Scappa! Corri!”, gli hanno detto i due. Lui ha messo in moto ed è partito, senza sapere che i suoi amici avevano appena sfondato il parabrezza di una macchina parcheggiata lì vicino.
All’interno, c’era un autotrasportatore che dormiva, stanco del suo ultimo viaggio di lavoro da Venezia. “Ho sentito un gran botto e mi sono svegliato – ha raccontato l’uomo, anche lui ascoltato in tribunale -. Ho visto dei ragazzi intorno a me, che hanno cercato anche di aprire il portabagagli, ma non ce l’hanno fatta. Sono scappati su una Fiat Punto e li ho seguiti. Volevo quasi speronarli, ma ho rinunciato per non rovinare ulteriormente la macchina. Ho preso la loro targa e sono andato dai carabinieri”.
Il maresciallo Francesco Longobardi ha spiegato di aver rintracciato prima la proprietaria della Punto e di essere poi risaliti al figlio. “Uno dei tre ha ammesso di aver lanciato il sasso – ha detto, in aula, il padre dell’imputato -. Pensava che la macchina fosse dello sfasciacarrozze della zona artigianale, e quindi da buttare. Voleva rompere il vetro, aprire il portabagagli e pisciarci dentro. Non c’era un motivo. Gli andava di farlo e basta”.
Tutte testimonianze che scagionavano il ragazzo. Accusa e difesa hanno chiesto l’assoluzione per non aver commesso il fatto. Richiesta accolta dal giudice Rita Cialoni.
