(s.m.) – Aveva già il monopolio degli appalti alla Asl Viterbo. Ma non bastava. Tra il 2003 e il 2005, la Isa si espande alle aziende sanitarie di Rieti e Roma H. Con una semplice convenzione ne diventa fornitore unico di servizi e software.
Di questo si è parlato al processo per il filone romano dell’inchiesta Asl. Imputati: gli ex dirigenti Asl Luciano Mingiacchi e Patrizia Sanna e il socio della Isa Riccardo Perugini. Tutti accusati di aver favorito la scalata dell’azienda informatica viterbese per soldi.
Sono le convenzioni, per i pm viterbesi, a innescare il vizioso circolo delle tangenti. A chi si prodigava per farle avere gli appalti, l’azienda informatica avrebbe garantito denaro, consulenze o contratti di lavoro. A seconda dei casi.
I marescialli di carabinieri e finanza Luca Capotosti e Sergio Brunetti ripercorrono in aula tutti i passaggi. L’indagine parte da Viterbo, prima di allargarsi a raggiera a Rieti e Roma. Il primo a denunciare è l’ingegnere Fabio Micio. “Dal ’91 a oggi – spiega Micio in aula – la Asl di Viterbo ha assegnato alla Isa la gestione del suo sistema informatico con prezzi abnormi e trattative private decennali. Non ho mai visto né un collaudo, né un contratto”.
Gli investigatori notano strani movimenti. Il maresciallo Capotosti spiega che “proprio quando la Isa si aggiudica la gestione della rete attiva della Asl, la moglie dell’indagato Massimo Ceccarelli firma un contratto di consulenza, sempre con la Isa, per 5mila euro al mese. Tutto nel 2008”. Ceccarelli avrebbe potuto raccontarlo in prima persona in aula, ma si è avvalso della facoltà di non rispondere.
Nel 2009 finisce in manette due volte. Prima insieme al responsabile del Ced della Asl Ferdinando Selvaggini e all’imprenditore Michele Di Mario, sorpresi a scambiarsi una tangente. Poi, dopo pochi mesi, sempre con Selvaggini e con l’ex patron della Isa Alfredo Moscaroli. I testimoni dicono che è lui, con le sue dichiarazioni, a dare nuova linfa alle indagini e a svelare le convenzioni.
Quella tra le Asl di Viterbo e Rieti inizia a luglio 2003. Da quel momento in poi Rieti affida direttamente alla Isa software, hardware, monitoraggio e assistenza tecnica. Nel 2004 il servizio di manutenzione biennale arriva a costare un milione di euro.
Fino a quel momento, l’imputata Patrizia Sanna è responsabile del Ced alla Asl di Rieti. Si trasferisce a Roma H a gennaio 2005. Due mesi dopo, la stessa convenzione approda alla Asl romana.
Non è la sola strana coincidenza, per i pm Stefano D’Arma e Fabrizio Tucci. Gli investigatori raccontano che, tra le presunte tangenti, c’è anche un incarico di consulente per la Isa al nipote di Mingiacchi, dal 2006 al 2009. “La convenzione a Roma cessa a fine 2006 – spiega il maresciallo Capotosti -. Mingiacchi la prolunga per tre anni, con un affidamento diretto dei servizi informatici alla Isa. Senza alcuna gara d’appalto”.
Che quella gestione del sistema informatico non fosse conveniente, lo dice a chiare lettere l’ingegnere Alessandroni. Per il consulente della procura, le Asl romana e reatina “non erano vincolate alla Isa, che offriva prodotti facilmente reperibili sul mercato”. Per abbattere i costi, in pratica, bastava scegliere aziende locali. “L’assistenza sistemica, per esempio, costava 650 euro al giorno – ha spiegato il consulente -. 370 euro era la tariffa di base, più il prezzo della trasferta. Come se io, viterbese, faccio venire un idraulico da Firenze. E’ chiaro che costa di più”. Il risparmio, secondo i suoi calcoli, sarebbe stato di 553mila euro a Rieti e 245mila a Roma.





