Riceviamo e pubblichiamo – Redigiamo la presente per sollecitare l’adozione di provvedimenti in conformità con la nota del commissario straordinario della Ausl di Viterbo, che, facendo seguito ad un nostro espresso intervento – e condividendone le ragioni, evidenziava l’opportunità di consentire che i dipendenti (e soprattutto le dipendenti) dell’Azienda avessero la possibilità, a richiesta, di usufruire di contratti di lavoro part time, con copertura dei residui spezzoni orari mediante contratti a tempo determinato, senza alcun aggravio di spesa, e nel rispetto delle percentuali contrattuali.
In effetti, nella nostra nota avevamo censurato una concezione inutilmente burocratica – nel senso peggiore del termine – della attuale emergenza sanitaria (in grandissima parte dovuta alle inefficienze dirigenziali, del resto – che penalizzava il diritto dei lavoratori alla conciliazione tra il tempo lavoro e le esigenze di vita, quando tale conciliazione non arrechi alcun pregiudizio – né economico, né funzionale – al datore di lavoro.
Sottolineando come, in particolare, tale inesplicabile rigidità burocratica pregiudichi soprattutto le esigenze familiari delle lavoratrici madri, nonostante la tutela della famiglia sia valore di rilevanza costituzionale.
Ad oggi, benché sia trascorso più di un mese dalla nota in oggetto, e sebbene altro non le si chieda che di redigere un breve provvedimento di qualche riga, Lei non ha fatto niente.
Noi non sappiamo quale sia il peso della Sua posizione (intendiamo in termini di retribuzione di posizione e di risultato), né ci interessa, dato che siamo certi che è più che sufficiente per pretendere da Lei – che anche per questo è compensato – la redazione immediata di queste istruzioni.
In difetto, proveremo – per quel che può valere – a sollecitare la nuova Giunta, non appena insediata, ad esercitare la responsabilità dirigenziale, anche a dare dimostrazione di un cambio di indirizzo rispetto ad una gestione improntata neppure ai tagli lineari – comunque censurabili – ma al completo immobilismo.
Infine, di passaggio – ma sempre a proposito – siamo felici della decisione del Tar Lazio che ha impedito la chiusura di un presidio essenziale alla tutela della salute dei pazienti diversamente abili psichici come è Villa Buon Respiro nella nostra Provincia; ci spiace, però, che nel nostro Paese si debba sempre finire per dover sperare nella magistratura.
Anche in questo caso la Regione ha dato davvero il peggio di sé, dimostrando, senza alcuna ombra di dubbio, di non aver minimamente non diciamo cura del diritto alla salute dei pazienti, ma dando addirittura l’ìmpressione di non avere compreso che cosa sia la sanità – nei termini più elementari.
Angelo Sambuci
Segretario generale Uil Fpl