– Quasi 90mila euro distratti dalle casse dell’azienda di famiglia.
Di questo è accusato un imprenditore di Caprarola a processo per appropriazione indebita. La sorella lo ha denunciato tre anni fa. Una decisione sofferta, motivata dai continui e ingiustificati ammanchi di denaro scoperti tra l’agosto del 2008 e l’aprile del 2010.
E’ lei a raccontare i fatti in aula. Il fratello le succede come amministratore dell’azienda edile di famiglia nel giugno del 2008. La società era titolare di una cava di pozzolana a Fabrica di Roma. Ma ad oggi, l’attività è dismessa e il terreno è stato venduto. “Ha fatto tutto mio fratello a nostra insaputa – spiega la donna davanti al giudice Eugenio Turco -. Ha venduto sia il terreno che i macchinari, senza che noi ne sapessimo nulla”. Ora il padre e un altro fratello sono costituiti parte civile contro di lui.
Dall’estate del 2008, la sorella ha cominciato a notare strani prelievi di denaro. “88mila 205 euro volatilizzati in tre anni – dice -, senza alcuna giustificazione. Ho chiesto spiegazioni, ma era sempre evasivo. Nel 2009 il bilancio è andato in perdita e non capivamo né come né perché. Negli ultimi mesi ho fatto persino un decreto ingiuntivo per avere il mio stipendio”.
“Siamo giunti alla conclusione che le somme potevano essere state distratte a titolo personale – conclude il finanziere ascoltato subito dopo -. Lui ci diceva che servivano per estinguere alcuni debiti, ma non trovavamo riscontri”.
Il giudice del tribunale di Viterbo Eugenio Turco ha disposto una perizia per verificare i movimenti contabili della società edile. Prossima udienza, tra due settimane, per nominare il perito.
