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Appalti truccati, un terzo imprenditore viterbese coinvolto

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La Guardia di finanza

La Guardia di finanza

– Spunta un terzo imprenditore viterbese nell’indagine della procura di Grosseto sugli appalti truccati.

E’ Antonio Gioacchini, di Grotte di Castro, amministratore della Igant, impresa di costruzione viterbese. Per lui, i magistrati toscani hanno disposto il divieto di esercitare l’attività imprenditoriale per due mesi. Una misura cautelare mai applicata a Viterbo. Almeno, non nelle recenti maxi inchieste viterbesi sulle appaltopoli nostrane.

Il fascicolo toscano è una costola di un’altra indagine sugli abusi edilizi. Gli indagati sono 13, tra cui anche il sindaco di Sorano Pierandrea Vanni. I viterbesi ammontano a tre. Antonio Gioacchini è il padre di Andrea, l’altro viterbese coinvolto, insieme al collega imprenditore Marco Filoni. Entrambi sono agli arresti domiciliari. Uno è amministratore della Sante Gioacchini Sas di Acquapendente. L’altro, legale rappresentante della Gmg Costruzioni.

Proprio alla Gmg sarebbe stato affidato l’appalto per i lavori di ampliamento della zona Pip d San Quirico, finita nel mirino dei magistrati. La Sante Gioacchini Sas sarebbe implicata per una fornitura di materiale. La Igant, invece, avrebbe semplicemente ricevuto un invito a partecipare alla gara.

Ma è negli inviti che il pm Stefano Pizza non vede chiaro. Le carte dell’inchiesta parlerebbero di inviti fittizi e retrodatati. L’aggiudicazione delle gare, secondo le indagini, sarebbe stata pianificata attraverso una serie di accordi illeciti tra gli imprenditori.

Antonio Gioacchini è l’unico dei tre viterbesi che ha risposto alle domande del gip Valeria Montesarchio. Il figlio e Filoni si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Per tutti e tre, l’avvocato Angelo Di Silvio ha chiesto la revoca delle misure. Il responso del gip è atteso nei prossimi due giorni.

Le accuse sono concorso in turbativa d’asta e falso in atto pubblico.


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