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Arsenico, al via le azioni legali per ottenere i rimborsi

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Allarme arsenico nell'acqua

– Azioni legali, si parte. Ieri sera Confcooperative Viterbo, Cna Associazione di Viterbo e Civitavecchia e Associazione Provinciale Panificatori e Pasticceri di Viterbo hanno incontrato le imprese artigiane e le cooperative, insieme agli avvocati Massimo Pistilli e Riccardo Catini, per discutere del problema arsenico nelle acque. E’ stato deciso di dare il via alle richieste di rimborsi per il danno subito davanti al giudice di pace, per importi fino a 5.200 euro. In questa fase, grazie alla convenzione stipulata dalle associazioni con lo studio legale, a carico di imprese e cooperative che vorranno aderire saranno solo le spese di cancelleria e delle carte bollate.

Al termine dell’incontro, è stato dato mandato agli avvocati di procedere con la richiesta di dimezzamento del canone dell’acqua, nonché del rimborso delle spese sostenute per l’installazione degli impianti di potabilizzazione, in presenza di una chiara inadempienza contrattuale del gestore del servizio idrico integrato, ovvero Talete spa o Comuni, a seconda dei casi. Naturalmente tutte le spese saranno accuratamente documentate dai ricorrenti.

“Abbiamo dato mandato di rappresentare e difendere imprese e cooperative – dice Luigia Melaragni, segretaria della Cna Associazione di Viterbo e Civitavecchia – non solo perché hanno dovuto pagare per responsabilità non riconducibili a loro, ma anche perché riteniamo che vada dato un segnale chiaro e forte alle istituzioni”. Sulla stessa linea Claudio Cavalloro, presidente dell’ Associazione Panificatori e Pasticceri di Viterbo. “Gli enti locali devono svegliarsi: non è più tollerabile – spiega – che i problemi vengano affrontati all’ultimo minuto. Se non si reagisce, rischiamo che anche le prossime emergenze verranno accantonate e affrontate a tempo ormai scaduto”.

“In un momento di crisi, come quello che stiamo attraversando – dichiara infine la presidente di Confcooperative Viterbo, Bruna Rossetti – il problema arsenico ha rappresentato per imprese e cooperative un ulteriore costo, un danno che poteva essere evitato. Perché si è trattato non di fatalità, ma di vera e propria inadempienza da parte delle amministrazioni. Perché il problema lo conoscevamo tutti da anni e sapevamo a cosa saremmo andati incontro. A cosa sarebbero andati incontro cittadini, imprese e cooperative”.

 


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