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Ciancimimo: Il caso Manca? Una vicenda da servizi segreti

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Daniele Camilli

Daniele Camilli

La foto scattata a Perugia nel 2003

La foto scattata a Perugia nel 2003

Confronto tra la foto scattata a Perugia e il volto di Provenzano

Confronto tra la foto scattata a Perugia e il volto di Provenzano

La copertina del libro La mafia a Viterbo. Una città sotto assedio

– Un locale sequestrato al Poggino dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli lo scorso 17 dicembre perché la srl che lo aveva preso in affitto qualche mese prima potrebbe essere riconducibile a un clan camorristico.

La ricostruzione del “mercato della droga” nel Viterbese. Una richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla Procura di Perugia per oltre cento indagati con l’accusa di “associazione per delinquere di tipo mafioso” che riguarda anche il territorio della provincia di Viterbo.

E infine due interviste in esclusiva: una a Massimo Ciancimino sul caso Attilio Manca e le infiltrazioni mafiose nella Tuscia, l’altra a un ex ‘ndranghetista – oggi testimone di giustizia – su come la ‘ndrangheta infiltra un territorio.

Sono solo alcuni dei contenuti della seconda edizione del libro del giornalista Daniele Camilli “La mafia a Viterbo. Una città sotto assedio” (Intermedia Edizioni), in libreria in settimana.

“E’ la prosecuzione  di un lavoro iniziato due anni fa – spiega Camilli –. Con nuovi aggiornamenti, interviste e strumenti interpretativi, al servizio della città e di chi la abita.

Al servizio di una magistratura e di organi inquirenti viterbesi che – in mezzo a mille difficoltà – stanno dando il meglio di sé. Ci danno fiducia e speranza. Consapevoli però che la partecipazione politica e sociale di tutti i cittadini sono il nostro alleato più importante, l’antidoto alle infiltrazioni mafiose nella Tuscia, evidenziate ormai da più parti.

Consapevoli infine che la responsabilità verso gli altri è fondamentale. Anche quando si crede di non averne”.

Dall’analisi dei settori in crisi dell’economia viterbese agli investimenti delle mafie.

“In provincia di Viterbo – sottolinea Camilli citando un rapporto dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e del Centro Transcrime – sono presenti tutte le organizzazioni criminali, mentre il ‘rischio territoriale’ del consolidarsi delle infiltrazioni mafiose viene giudicato come “medio alto”, collocando la Tuscia al 43esimo posto su 107 province censite con un indice di rischio superiore alla provincia di Roma.

Su dodici settori economici analizzati, sono ben otto quelli a rischio infiltrazione nel Viterbese: attività manifatturiere, fornitura energia elettrica gas e acqua, costruzioni, trasporti magazzinaggio e comunicazioni, attività finanziarie, attività immobiliari noleggio e informatica, sanità e assistenza sociale, altri servizi pubblici sociali e personali”.

Nel testo, assieme agli interventi di Bruna Rossetti (presidente Confcooperative Viterbo), Miranda Perinelli (segretaria provinciale Cgil Viterbo), Giacomo Barelli (presidente Osservatorio legalità Viterbo), Simona Ricotti (associazione contro le Illegalità e le Mafie A. Caponnetto) e del giornalista Andrea Palladino (collaboratore Fatto Quotidiano ed Espresso), anche un’intervista a Massimo Ciancimino.

“Secondo quello che è stato raccontato – ha dichiarato Ciancimino riferendosi al caso Attilio Manca – mi sembrerebbe più che altro una vicenda da servizi segreti. Una messa in scena riconducibile a qualche ‘mente pensante’”.

A conclusione, una foto e una testimonianza che potrebbero evidenziare la presenza di Bernardo Provenzano a Perugia nel 2003. E infine la voragine che il 5 marzo si è aperta a piazza del Gesù a Viterbo.

“Pare infatti – sostiene Camilli – che il crollo della pavimentazione in piazza del Gesù non sia dovuto solo al passaggio di un camion non autorizzato, ma anche a una serie di scavi clandestini realizzati proprio all’altezza della voragine.

Secondo alcune fonti, i vigili del fuoco, una volta scesi nel ‘buco’, avrebbero notato un’intensa attività di scavo clandestino in prossimità del crollo. Un’attività che, l’indomani, sarebbe stata testimoniata anche dai carabinieri di Viterbo giunti sul posto per i rilievi del caso.

Vigili e carabinieri avrebbero poi riportato in superficie frammenti di ceramica, guanti, picconi e secchi utilizzati dai tombaroli. Non solo, ma proprio in prossimità dello scavo, sarebbe stato individuato un arco medievale che presenterebbe una frattura molto evidente. Cosa che avrebbe fatto pensare alla possibilità di un suo prossimo cedimento. A poche decine di centimetri dalla superficie”.


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