– Conti congelati per 2,8 milioni, le difese impugnano il sequestro.
Hanno fatto ricorso al tribunale del Riesame le difese di due dei sei denunciati per una frode da quattro milioni di euro.
L’indagine, coordinata dal pm Renzo Petroselli, è stata portata avanti dalla guardia di finanza.
Dei sei solo uno è viterbese. Un piccolo imprenditore che, secondo gli accertamenti delle fiamme gialle, avrebbe emesso una serie di fatture false per prestazioni e forniture inesistenti.
L’operazione permetteva alle società destinatarie, quasi tutte romane e operanti nei settori edile e ferroviario, di abbattere il carico fiscale. Lo stratagemma, in breve, era pensato per pagare meno imposte.
L’imprenditore viterbese, secondo la finanza, riceveva bonifici bancari e restituiva tutti gli importi ricevuti, trattenendo per sé il 50 per cento dell’Iva. Un guadagno netto, considerando che, dagli accertamenti dei finanzieri, è emerso che le società a lui riconducibili non avrebbero versato all’erario alcuna imposta.
La presunta frode è stata quantificata dagli inquirenti in quattro milioni di euro.
Il gip di Viterbo Francesco Rigato ha ritenuto insussistenti le ipotesi di associazione a delinquere e riciclaggio, formulate dal pm. Per le altre ha disposto il sequestro preventivo dei conti di un paio di indagati per 2,8 milioni di euro.
Sul ricorso avanzato dall’avvocato Marco Russo e dai colleghi, il Riesame si è riservato. La decisione dei giudici viterbesi potrebbe arrivare entro pochi giorni.
