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Dammi i soldi o dico a tua moglie che stiamo insieme

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L'avvocato Giovanni Bartoletti

L'avvocato Giovanni Bartoletti

(s.m.) – “Non sono una ladra, volevo solo i miei soldi”.

La signora J. K. N. si difende con fervore. Il suo ex compagno la accusa di tentata estorsione per una vecchia questione di soldi. 600 euro, per la precisione, che la donna avrebbe cercato di portargli via minacciandolo: “Dammeli o dico a tua moglie che abbiamo una relazione”. Così sarebbe scritto nella denuncia sporta dall’uomo nel 2008. Ma la signora nega e al processo affila le unghie.

“Quei soldi erano miei – ha sottolineato con insistenza all’udienza di ieri, davanti al giudice Silvia Mattei -. E’ lui che me li ha presi senza motivo, prelevandoli dalla mia carta. Gli avevo solo chiesto di riaverli indietro”.

La storia è lunga. E lei la racconta tutta in poco meno di un’ora. A voce alta, schietta e in un italiano stentato.

“Ho conosciuto il mio ex a Vetralla, nel 2007 – spiega J. K. N. -. Già all’epoca, la moglie non era più un problema. Era separato. Siamo andati a convivere dopo poco. Poi abbiamo pensato di avviare un’attività imprenditoriale”.

E’ a quel punto che iniziano i guai: la coppia comprava pezzi di ricambio in Italia per rivenderli in Nigeria. La signora torna per un mese nel suo paese natale. Ma gli affari non vanno bene. “Il mio compagno spese 13mila euro per avviare l’attività. Io riuscii a restituirglieli, ma niente di più. In un mese non abbiamo guadagnato nulla, quindi sono tornata in Italia. Gli ho ridato i 13mila euro fino all’ultimo centesimo, ma lui si era messo in testa che mancavano ancora 600 euro”.

Scoppiano liti furibonde. Al punto che lui non vuole più saperne di lei e la caccia di casa. “Non voleva darmi neanche il tempo di trovarmi una sistemazione – racconta lei, con la voce che, ogni tanto, si incrina -. Mi diceva: Vai via, vai via! Ma dove potevo andare? Non avevo un altro posto. Dopo un po’ mi sono accorta che mi aveva preso 600 euro dalla carta. Il pin lo tenevo in un foglietto accanto al comodino. E’ stato lui stesso a dirmi che li aveva prelevati lui”.

Per un po’ la donna gli chiede indietro il denaro. Alla fine ottiene un incontro. “Mi ha dato appuntamento al suo negozio, dicendomi che mi avrebbe dato 600 euro come acconto. Ma lì ho trovato i carabinieri”. La signora finisce in arresto. Il processo blocca anche la procedura per ottenere la cittadinanza italiana, arrivata praticamente alla fase finale del giuramento.

Oltre alla tentata estorsione, le contestano anche la ricettazione della sua carta di identità, risultata falsa. Accusa che lei non si spiega: “I carabinieri me l’avevano controllata mille volte. Nessuno mi ha mai detto che era falsa. Me l’ha rilasciata il Comune di Vetralla, senza problemi. Ho il permesso di soggiorno dal ’96!”.

Alla prossima udienza, fissata a giugno, la parola passerà al compagno. Sarà l’ultimo testimone. Dopodiché, il pm e l’avvocato della donna, Giovanni Bartoletti, tireranno le somme in discussione. Infine, la sentenza.


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